Piazza Affari, il petrolio spinge al rialzo Eni, Saipem e Tenaris

di Giancarlo Salemi

È stato un trimestre rialzista per il petrolio (+32% nel Wti) che è destinato a salire ancora anche a seguito delle tensioni in Libia e al taglio delle scorte. A beneficiarne sono i titoli delle oil company. Ecco i due scenari possibili

Un combinato disposto – dal focolaio libico ai tagli all’offerta decisi congiuntamente dai paesi Opec e non Opec fino alle sanzioni Usa imposte all’Iran – ha fatto viaggiare al massimo dallo scorso novembre le quotazione del petrolio. I prezzi del contratto WTI hanno superato i 63 dollari al barile (in questo trimestre si è registrato un guadagno del +32%) e diversi analisti concordano sul fatto che la salita non sia ancora finita, basti pensare che gli esperti di Wisdwom Tree prevedono che il petrolio possa spingersi verso la soglia dei 75 dollari, a patto che l’Opec continui con la riduzione dell’offerta. Eppure quando si parla del greggio tutti gli scenari sono possibili, basta ricordare come lo scorso anno il prezzo del petrolio che aveva raggiunto gli 80 dollari e poi è sceso bruscamente mentre quasi tutti gli analisti si aspettavano il proseguimento del rally.

TOCCATO IL FONDO, IL PETROLIO ADESSO VOLA

“Per analizzare questa performance bisogna partire dal movimento estremamente speculativo che c’è stato a fine 2018 – ci spiega Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti AM Sim – la discesa molto pesante dell’intero settore ha sicuramente assunto dei caratteri straordinari, con un eccesso ribassista. È in atto sul petrolio una sorta di “guerra” tra paesi dell’Opec e Stati Uniti e non Opec dall’altro, da un lato c’è un’America che potrebbe accettare dei prezzi del petrolio più bassi, grazie al fatto che ha sviluppato un’alternativa interessante con lo shale oil, dall’altro i paesi Opec che vorrebbero prezzi più adeguarti. Una certezza ce l’abbiamo: una domanda stazionaria, stabile e che potrebbe accelerare grazie ad un miglioramento dei cicli economici nei paesi emergenti”. Questo trend rialzista ha portato dei benefici soprattutto per i titoli quotati a Piazza Affari e nello specifico Saipem, Eni e Tenaris.

E SE IL PETROLIO TOCCASSE QUOTA 80 DOLLARI AL BARILE?

“Questo è lo scenario più probabile perché i movimenti del petrolio dovrebbero proseguire nelle prossime settimane e si potrebbe anche toccare la soglia degli 80 dollari” prosegue Allegri “In questo caso ci troviamo con tre titoli che sono abbastanza diversi tra di loro, con tre aziende strettamente legate all’oro nero anche se si sviluppano in maniera decisamente differente”. E la sorpresa potrebbe venire proprio da Tenaris che è il maggior produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l’esplorazione e la produzione di petrolio e gas. “La società tende ad amplificare – ci spiega l’ad di Ambrosetti – il movimento del petrolio sia in positivo che in negativo. In questo scenario rialzista potrebbe essere avvantaggiata, lo abbiamo visto nel 2018 quando ha subito molto più le contrazioni del petrolio e come da inizio dell’anno stia performando bene, addirittura meglio del petrolio stesso”. Non è un caso, ad esempio che Mediobanca ha assegnato alla società un outperform, con un fair value a 15,5 euro. Gli analisti si sono soffermati in modo particolare sull’acquisizione di Tenaris del 100% della controllata di TNK, Ipsco Tubulars, per un valore di 1,2 miliardi di dollari al netto di cassa e debito. La valutazione include 270 milioni di dollari di capitale circolante. Un discorso simile si può fare con Saipem, la società d’ingegneristica che ha ricevuto da Societè Generale il suo giudizio bullish, con un rating buy e un target price rivisto verso l’alto da 5,5 a 5,9 euro. Quest’ultima mossa è stata decisa per tenere conto di un debito del gruppo più contenuto nel 2018 e di ipotesi più alte sulla crescita di lungo periodo, grazie alle buone prospettive in Russia e in Cina. “E’ una prospettiva sostenibile – prosegue Allegri – ma non dipenderà solo dall’andamento del petrolio ma dai mercati azionari. Gli spazi ci sono ma pensare di avere una prosecuzione con gli stesi ritmi di questi primi tre mesi appare difficile per i prossimi quattro”.

Perché il settore energia Usa non riesce a replicare il rally del petrolio

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CON ENI CI SI DIFENDE A PRESCINDERE DAL PREZZO DEL PETROLIO

Discorso diverso riguarda Eni. E vero che potrebbe risentire anche della crisi in Libia visto che su 2 milioni di barili di petroli prodotti ogni anno oltre 300mila provengono proprio dal paese nordafricano e pesano oltre il 15% sui conti, ma gli analisti sono comunque positivi. “Negli ultimi anni la società si è mostrata una delle migliori, se non la migliore, società di esplorazione e ricerca di nuovi giacimenti – è scritto nel report di Ersel – il livello di indebitamento è tra i più bassi del settore e i multipli hanno scontato, forse anche troppo, il rischio mercato in Italia”. Per Equita SIM è da comprare, con un fair value a 20 euro. La view positiva è stata ribadita sulla scia delle novità annunciate relativamente alla scoperta di petrolio e gas nell’area centrale del Mare del Nord norvegese. “Eni è una società più diversificata – annota Allegri – ed ha dei ricavi che non dipendono solo dalla tematica del petrolio e per gli investitori è un titolo più difensivo, quasi da cassettista e ha già dimostrato di esserlo in fasi di ciclo economico negativo: lo scorso anno con il crollo del petrolio Eni ha avuto una performance leggermente negativa. Questo trimestre non tiene il ritmo del +30% del petrolio ma ha fatto comunque un ottimo +10% da inizio anno”.

E SE SCENDESSE A 50 DOLLARI, COSA SUCCEDEREBBE?

Eppure per il petrolio ci sono dei focolai, la guerra civile che sta scoppiando in Libia così come la situazione politica in Venezuela, che potrebbero innescare una discesa del prezzo del petrolio nelle prossime settimane a 50 se non addirittura a 40 dollari. “E’ una possibilità, onestamente poco plausibile che potrebbe – prosegue Allegri – avere qualche contraccolpo su Tenaris che ha corso di più rispetto agli altri titoli e in parte potrebbe subire una flessione anche Saipem. In questa prospettiva invece Eni continuerebbe ad essere il titolo più difensivo. Per quanto è difficile parlare di una situazione difensiva se avvenisse davvero un crollo di 20 dollari del petrolio. Insomma è uno scenario molto improbabile alle attuali condizioni di mercato e se magari ci fosse questa prospettiva legata a ragioni più geopolitiche è comunque difficile che questi titoli possano generare risultati positivi a fronte di una discesa così ampia dell’oro nero”.

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AGLI ATTUALI PREZZI, COMUNQUE UN BUON AFFARE

Quello che è certo è che agli attuali prezzi di mercato il petrolio ha aiutato le tre società a brillare a Piazza Affari e questo trend rialzista non ha ancora toccato il picco. “Pensare per un investitore che i tre titoli possano crescere con lo stesso ritmo di questo trimestre è abbastanza complicato – conclude Allegri – è probabile che vengano mantenute queste quotazioni, tentativi di ulteriori rialzo potrebbero essere interessanti per qualche presa di beneficio e poi probabilmente tornare con un’indicazione positiva ma verso la fine dell’anno. Non si è raggiunto il picco ma gli spazi per un ulteriore apprezzamento rispetto al movimento di rialzo già fatto sono più contenuti. Si va insomma verso una fase primaverile che dovrebbe essere più tranquilla per i mercati”.

grandriver / E+


FinanciaLounge
9 Aprile 2019
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