Nuova asta Btp, il Tesoro punta a una raccolta superiore ai 7,7 miliardi di euro

Da gennaio le emissioni di Btp sono aumentate e dal mercato trapelano segnali di ottimismo: i titoli italiani rappresentano ancora un buon investimento?

Prosegue la strategia del Ministero del Tesoro di collocare Btp in questo primo trimestre dell’anno, anche a costo di pagare un po’ più di interessi adesso – come è successo in occasione del collocamento a febbraio del bpt trentennale (scadenza 2049) – ma evitando il rischio di dover ricorrere a emissioni importanti nei prossimi mesi. Domani il Tesoro procederà ad una nuova asta per Btp a 3 (di nuova emissione), 7 e 20 anni con l’obiettivo di una raccolta di 7,75 miliardi e con lo spread contenuto sotto i 250 punti base c’è da scommettere che anche questa nuova asta andrà esaurita e vedrà un’ampia partecipazione. Anche perché basta guardare come si è chiusa oggi l’asta sui Bot che nonostante un rendimento medio calato allo 0,060% dallo 0,181% del di febbraio il Tesoro ha venduto tutti i 6,5 miliardi di euro di titoli a un anno.

IL TESORO ALZA L’ASTICELLA DELLA SFIDA

“L’Italia sulla scia della Spagna” ci spiega Vincenzo Longo, market strategist per IG Group “punta ad una raccolta superiore ai 7 miliardi di euro. Le emissioni del Tesoro, da giugno scorso con la nascita del nuovo governo, si erano invece sostanzialmente ridotte. Ma da gennaio il trend si è invertito e ci sono segnali di fiducia da parte degli investitori perché il Btp rappresenta ancora un buon investimento”. Basta guardare ai rendimenti con il Btp ventennale con scadenza al 2038 che offre un +3,37%, il settennale 2025 con un rendimento a +2,05% e un btp con scadenza a 2021 che offre un buon +0,69%.

LE CRITICHE ALL’ITALIA DA OCSE E FMI, IL RUOLO DELLA BCE

Eppure nelle ultime settimane al centro dell’analisi sono state le stime tutte riviste al ribasso della crescita del nostro Paese, l’ultima dell’Ocse con una previsione nell’anno di un pil a -0,2%. Tutto questo ha portato anche il Fondo monetario Internazionale ad essere critico verso i titoli sovrani italiani visto soprattutto l’elevato debito pubblico. “Una situazione di acuto stress in Italia può spingere i mercati globali in territori inesplorati” hanno annotato i funzionari del Fondo sottolineando “come questa eventualità potrebbe verificarsi con un taglio del rating a junk, senza precedenti per un Paese con un debito come quello italiano”. “Anche le banche d’affari, l’ultima Golman Sachs, hanno sforbiciato le stime di crescita per l’Italia – prosegue Longo – ma i mercati stanno accogliendo bene l’emissione dei titoli di stato grazie al cambiamento dell’atteggiamento delle banche centrali, in questo caso della BCE, che sono tornate a mettere mano al portafoglio con un atteggiamento più accomodante, riportando la calma sul comparto governativo”.

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AUMENTA LA SPESA PER INTERESSI

Ciò che risulta chiaro è che la spesa per interessi in questi anni appare destinata a salire notevolmente. Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, basata su dati della Ragioneria dello Stato, si tratterà di 23 miliardi di euro in più nel triennio 2019-2021. Gli interessi sui titoli di debito pagati nel 2018 ammontano a 74 miliardi e, dalle casse pubbliche, usciranno 75 miliardi quest’anno, 82 miliardi nel 2020 e 87 miliardi nel 2021. Rispetto al 2017, lo scorso anno gli interessi sono calati di 149 milioni, mentre saliranno costantemente nel triennio in corso. Secondo le previsioni, fondate sugli effetti della legge di bilancio approvata a dicembre scorso dal Parlamento, nel 2019 il Tesoro riconoscerà ai sottoscrittori di titoli pubblici complessivamente 75,3 miliardi, vale a dire 1,1 miliardi in più rispetto al 2017; nel 2020 l’esborso sale a 82,5 miliardi (+7,2 miliardi rispetto al 2017) e nel 2021 a 87,8 miliardi (+5,3 miliardi). Se si guarda, complessivamente, alla differenza tra il totale del triennio 2019-2021 rispetto al 2018, ultimo anno in cui si è registrato addirittura un calo, l’aggravio sulle finanze pubbliche è di 23,1 miliardi.

LO SPREAD ALMENO ADESSO NON FA PIU’ PAURA

La situazione sul fronte spread si è invece molto tranquillizzata e i rendimenti che offrono i Btp fanno gola anche alle banche estere. “Avere un Btp a 10 anni con un rendimento a 2,8%, mentre la Germania paga solo lo 0,13% è di forte appeal – conclude Longo – per gli investitori che capiscono che il rischio percepito sull’Italia è diverso da quel che si vuol far credere. Certo siamo lontani da quel 7% offerto nel novembre del 2011 in cui l’Italia si diceva fosse a rischio default, ma i rendimenti dei nostri Btp sono di tutto rispetto sia per i piccoli risparmiatori che per i grandi investitori”.

Fabianodp / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
12 Marzo 2019
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