Musk vuol riportare Tesla alla normalità degli unicorni?

A differenza di vent’anni fa le startup multimiliardarie di Internet evitano Wall Street per lasciarsi le mani libere. Finora Tesla era l’eccezione che forse Elon Musk vuol correggere magari con l’aiuto del principe saudita bin Salman.

Tesla diventa privata? Sarebbe in linea con le ultime tendenze dei colossi high tech, che sono agli antipodi rispetto alla nascita della New Economy vent’anni fa. Come andava allora? Piccolo viaggio nel tempo. Quattro studenti di Stanford insieme a un signore un po’ più avanti negli anni e con un conto in banca rotondo buttano giù un business plan per fare i soldi con Internet su un tovagliolo di carta in una pizzeria della Baia di San Francisco.

GIOCO FACILE

Il giorno dopo corrono a registrare la neonata dotcom e a presentare il filing per la quotazione a Wall Street. Se tutto va come deve andare, il prezzo quadruplicherà nei primi minuti di scambi e il quintetto tornerà in pizzeria per festeggiare a champagne. Venti anni fa, 1998, era la regola, cavalcare la corsa all’oro della New Economy e monetizzare il più possibile il prima possibile. Due anni dopo, estate del 2000, già si cominciavano a contare morti e feriti dell’esplosione della bolla.

GLI UNICORNI

Oggi il mondo delle startup miliardarie è cambiato completamente. Gli Unicorni, come Airbnb, Uber, Ant, Dropbox, etc, valgono decine di miliardi di dollari sulla carta ma preferiscono tenersi alla larga dal mercato azionario. Le azioni se le tengono gli investitori privati che ci hanno messo i soldi e che ad ogni nuovo round di equity vedono aumentarne il valore, sulla carta, senza il fastidio di dover pubblicare i risultati trimestrali e giustificarsi con investitori e analisti per aver mancato i target di qualche decimale.

PREZZO MOLTIPLICATO OLTRE 20 VOLTE

Finora Tesla era l’eccezione a questo nuovo standard in voga da molti anni. Elon Musk aveva tentato la strada classica dell’IPO per la sua venture dell’auto elettrica, e non senza successo. Le azioni Tesla vennero quotate a $17 e oggi viaggiano attorno a $350, una moltiplicazione del valore di oltre 20 volte in 10 anni. Ma ora ci ripensa e twitta che vorrebbe far tornare Tesla privata ricomprandola (insieme ad altri probabilmente) a $420 per azione. Il numero ha suscitato qualche perplessità. Potrebbe essere un pesce d’aprile.

IL MISTERO DEI 420 DOLLARI

Anzi, una ‘canna’ d’aprile. Il FT, che ha fatto lo scoop dell’investimento saudita in Tesla che ha preceduto immediatamente il tweet di Musk, ricorda infatti che 4/20 è sin dall’inizio degli anni 70 la data celebrata dai consumatori americani di cannabis, il giorno obbligatorio per accendersi il joint, preferibilmente alle 4.20 del mattino ora locale. Ma un tweet resta una comunicazione ufficiale al mercato, quindi va presa per buona, a meno che Musk non voglia rischiare di essere indagato dalla Sec per manipolazione dei prezzi.

DA PUBBLICO A PRIVATO MA NON ALL’ITALIANA

Insomma Tesla potrebbe diventare da pubblica a privata. Nel mondo angloamericano per una società diventare pubblica non vuol dire che viene salvata dallo Stato, come in Italia. Vuol dire che la proprietà delle azioni passa dalle mani di investitori privati al pubblico indistinto degli investitori quotandosi in Borsa, un pubblico fatto di piccoli risparmiatori e di grandi fondi, tutti interessati a una sola cosa: vedere il valore del loro investimento aumentare, giorno dopo giorno, sul tabellone di Wall Street. Per gli amministratori il giorno degli esami è la presentazione della trimestrale. Se qualche numero esce appena sotto il consenso il titolo scende e gli investitori si innervosiscono.

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LA TESLA CHE PIACE A MUSK

E questo evidentemente non piace a Musk, che preferisce guardare lontano e non avere le mani legate dai numeri che deve pubblicare 4 volte l’anno. Avere le mani libere può consentire di fare mosse spericolate, ma magari anche molto redditizie in futuro. Tipo vendere auto Tesla in perdita per prendersi il mercato e alzare i prezzi solo quando il nome Tesla vuol dire in tutto il mondo electric car. Secondo alcuni osservatori, l’idea di Musk è rendere più simile Tesla alla sua azienda aerospaziale Space X.

ASCESA E CADUTA DI YAHOO

La privatizzazione di Tesla sarebbe un ritorno alla normalità degli ultimi 10 anni e riassumere le vesti normali degli Unicorni, anzi (prendere nota) Decacorni, come chiamano ormai in Silicon Valley quelli che valgono più di 10 miliardi di dollari. In questo modo, oltretutto, potrebbe forse evitare il rischio di finire come Yahoo!, l’astro inarrivabile della New Economy fino al 2000 diventata poi il simbolo del crollo dei prezzi con l’esplosione della bolla. Yahoo lanciò la sua IPO in aprile del 1996 con il titolo in aumento del 270% il primo giorno di quotazione chiuso a $33 dopo un picco a $43. Meno di quattro anni dopo a gennaio 2000 toccava il massimo di $119 per poi precipitare fino a $8 a settembre dell’anno dopo. Un rischio che corrono quelli che partono per primi per avventurarsi in territori inesplorati. Forse senza i vincoli di essere una società ‘pubblica’ sono rischi che si possono smussare.

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ALLEANZA SAUDITA

Musk forse ci sta provando facendo diventare Tesla ‘sua’, magari in comproprietà con il principe della corona Mohammed bin Salman, che nel produttore di auto elettriche ancora quotato ha già investito un paio di miliardi di dollari. Magari puntando sulla produzione della Model 3 (prezzo circa 30mila euro) che finalmente, dopo le difficoltà iniziali, sembra ingranare. Nel frattempo, lo stesso Musk sembra orientato a rimodulare anche gli interni delle ammiraglie Model S e Model X (che hanno prezzi decisamente diversi, rispettivamente 63mila e 71mila euro circa) per renderli più simili al modello più economico dell’azienda.

Flickr / LUC DBP


FinanciaLounge
9 agosto 2018
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