Investimenti, la voglia di reddito (e di cedole) può bruciare capitale

Un esempio sull’investimento in un buon fondo bilanciato negli ultimi 33 anni dimostra che la percentuale di reddito deve essere calcolata in modo adeguato alle effettive esigenze familiari

Le famiglie italiane hanno una tradizione storica di risparmio e prediligono gli investimenti prudenti. Non a caso, la maggior parte degli attivi è impiegato in conti correnti, titoli di stato e risparmio postale. Molto spesso la preferenza va a prodotti che distribuiscono una cedola periodica (annuale, semestrale, trimestrale o mensile) per integrare il reddito o la pensione. Non c’è nulla di male in questo ma è bene sapere che se l’opzione della cedola non è strettamente necessaria si rischia di bruciare troppo capitale negli anni.

UN ESEMPIO PRATICO LUNGO 33 ANNI

Facciamo un esempio pratico per spiegare il concetto. Ipotizziamo di essere nell’ottobre del 1985 e di disporre di un capitale di 46.600 euro (l’equivalente di 100 mila euro di oggi in termini di potere d’acquisto). Scegliamo un buon fondo bilanciato dal quale ricaviamo un reddito annuale del 6,6% del capitale, aggiornato al tasso di inflazione Istat ogni anno nel mese di dicembre: il primo anno incassiamo 2.330 euro (pari al 6,6% di 46.600 euro) vendendo quote del fondo e così via per 33 anni.

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UN REDDITO DEL 6,6% ANNUO

Il totale di tutte le cedole incamerate ammonta a 150.330 euro mentre il valore delle quote residue a fine ottobre 2018 ammonterebbe a 47.127 euro. In pratica, dopo 33 anni, riavremmo lo stesso capitale nominale di quello iniziale avendo incassato 150.330 euro, pari a 4.555 euro medi all’anno.

STESSO CAPITALE NEL 2018

Se avessimo voluto disporre dopo 33 anni di 100 mila euro (il valore corrente dei 46.600 euro iniziali) avremmo dovuto scendere a un reddito annuale del 4,3% che avrebbe permesso di incassare nei 33 anni 142.000 euro. Se ci fossimo accontentati di un reddito annuale di due punti percentuali, per un totale di 100.888 euro totali incassati in 33 anni, a fine ottobre 2018 le quote residue varrebbero 214.033 euro, il doppio del potere d’acquisto del capitale iniziale.

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COSA SUCCEDE SENZA INCASSARE CEDOLE

Infine, se avessimo mantenuto il capitale iniziale investito ininterrottamente per 33 anni nel fondo bilanciato senza incassare mai una sola cedola, il valore delle quote sarebbe lievitato a 407.840 euro, cioè quattro volte il potere d’acquisto del capitale iniziale: è quello che gli addetti ai lavori chiamano l’effetto del rendimento annuo composto (compounding), cioè l’interesse applicato non solo al valore iniziale dell’investimento ma anche gli interessi pagati nel passato e reinvestiti. Come si può constatare quando si decide il reddito che si vuole ricavare dal proprio risparmio è bene calcolare opportunamente la percentuale che effettivamente servirà altrimenti si rischia di bruciare troppo capitale, anno dopo anno.

Nikada / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
4 gennaio 2019
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