Idee di investimento – Obbligazioni – 8 ottobre 2018

La volatilità, soprattutto sugli asset italiani resterà elevata ma la gestione attiva può estrarre valore facendo leva su duration, curva dei tassi e valute: occasioni in Svezia e in  Norvegia.

LA DOCCIA FREDDA DEL DEF ITALIANO

La pubblicazione del DEF (documento di economia e finanza) del nuovo governo Lega–5 Stelle, in cui il rapporto deficit/pil 2019 è stato fissato al 2,4%, non ha convinto gli investitori: sui mercati venerdì 30 settembre, si sono impennate le vendite di BTP, con lo spread che è salito di 30 punti base portandosi a quota 270, mentre Piazza Affari ha accusato un calo di poco meno di quattro punto percentuali, con i titoli bancari (i cui prezzi reagiscono con effetto moltiplicativo all’ampliamento dello spread) in caduta libera.
“Permangono incertezze sia sul fronte della manovra, mancano infatti i dettagli che dovrebbero arrivare entro il 15 ottobre quando la bozza della legge di bilancio sarà presentata a Bruxelles, sia sulla reazione dell’Unione Europea e delle Agenzie di Rating, la cui valutazione è attesa per fine mese. Si tratta di una ricetta che alimenterà, per settimane, ulteriore volatilità sugli asset finanziari italiani” puntualizzano, nell’articolo L’incertezza sul DEF alimenta la volatilità, gli esperti di Euromobiliare AM.

FOCUS SULLE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE

Anche Andrea Iannelli, Investment Director obbligazionario di Fidelity International, reputa “probabile” il fatto che il mercato dei BTP resti volatile, con una forte sensibilità ai commenti e agli annunci che emergeranno dalle negoziazioni con la Commissione Europea.  “Lo spread BTP-Bund rimarrà pertanto sotto pressione. In questo contesto, il mercato del credito è meglio posizionato per navigare la volatilità che ci aspetta, anche nel caso di un declassamento da parte delle società di rating” dichiara Andrea Iannelli. Secondo il quale, sebbene le obbligazioni societarie non potranno essere indifferenti alle sorti dei BTP, nelle ultime settimane è emersa una minore correlazione tra i governativi italiani e i titoli obbligazionari aziendali. “Gli spread creditizi hanno in effetti reagito in maniera piuttosto ordinata all’annuncio del budget al 2,4% per i prossimi tre anni, senza segnali di panico evidenti. Ai livelli attuali, gli spread investment grade europei hanno già scontato buona parte delle sorprese che abbiamo avuto dal budget. Offriranno un cuscinetto importante a supporto dei total returns nei mesi incerti e volatili che ancora ci attendono” è quanto sostiene, nell’articolo Bilancio Italia: volatilità in vista, bond societari possibile risposta, Andrea Iannelli.

SPAZIO ALLE STRATEGIE NON INDICIZZATE

Alla luce di queste prospettive di elevata volatilità e di rendimenti in progressivo rialzo, decidere attivamente il posizionamento su duration, crediti e curva dei rendimenti è più importante che mai. L’abilità dei gestori attivi sarà fondamentale per poter generare risultati positivi e creare i vantaggi derivanti dalla diversificazione obbligazionaria durante le varie fasi del ciclo. A questo proposito, Jim Caron, Managing Director del team Global Fixed Income di Morgan Stanley Investment Management, nell’articolo Obbligazioni, come evitare passi falsi mentre si cerca rendimento, sottolinea un‘importante differenza rispetto al passato per i gestori obbligazionari attivi: dovranno essere capaci di gestire il rischio di tasso d’interesse in assenza di rendimenti tali da ammortizzare gli effetti dei rialzi dei tassi. Ma attenzione. Jim Caron, pur ammettendo che nell’attuale contesto di mercato i guadagni che si possono ricavare dalle decisioni incentrate sull’alfa sono in grado di superare quelli generati mediante il beta (esposizione direzionale al mercato), sottolinea l’importanza di adeguate risorse e strutture analitiche in grado di supportare le capacità di ricerca dell’alfa da parte dei gestori attivi.

DURATION, MODESTO SOTTOPESO

Più in generale, allargando la panoramica a tutto il mercato obbligazionario, PIMCO prevede nel suo scenario di base un andamento laterale dei mercati globali, ma, al contempo, reputa più probabile un aumento significativo dei rendimenti piuttosto che una loro marcata flessione. Come diretta conseguenza di tale convinzione, mantiene un modesto sottopeso nel posizionamento di duration, ovvero nella scadenza media dei titoli obbligazionari che determina la sensibilità del portafoglio all’andamento dei tassi.
Infine, come spiegato nell’articolo Portafogli obbligazionari: è il momento di intervenire sulla duration, per quanto riguarda la curva dei tassi degli Stati Uniti (che appare piatta rispetto alla media storica o ad alcuni altri mercati sviluppati), PIMCO ritiene che il posizionamento sulla curva offra un profilo di rischio-rendimento migliore, in termini di benefici di diversificazione, rispetto alle posizioni ampie di duration. “Osservando una serie di aspetti (dalla fine imminente del ciclo di rialzo dei tassi americani alla prospettiva di una maggiore volatilità dei mercati, da una minore repressione della volatilità da parte delle banche centrali mondiali ad un determinato rischio di rialzo dell’inflazione negli Stati Uniti) siamo persuasi del nostro orientamento strutturale verso posizioni di ‘curve steepening’ nei nostri portafogli, per generare reddito sovrappesando la porzione intermedia della curva” concludono gli esperti di PIMCO.

OCCASIONI IN SVEZIA E NORVEGIA

Spostandosi sul versante valutario, la corona svedese è giudicata di grande interesse da Adrian Owens, Investment Director obbligazioni e valute di GAM Investments, secondo cui l’economia di Stoccolma è solida, l’inflazione è in linea con l’obiettivo e la Banca centrale dovrebbe rispondere rivedendo al rialzo i tassi, una mossa che normalmente supporta la valuta interessata. Finora la Banca centrale della Svezia è stata estremamente cauta durante il Quantitative easing della BCE e ha mantenuto i tassi di interesse a -0,5%, permettendo all’inflazione di salire fino al 2,25% e alla corona di continuare a indebolirsi, fino a toccare minimi che non si vedevano da tempo. Ma ora il rialzo dei tassi si avvicina, prevedibilmente tra dicembre e febbraio, visto anche che la vicina Norvegia, anch’essa con una corona debole nonostante il petrolio che sale e l’economia che tira, ha appena alzato i tassi di 25 punti base nell’ultimo meeting del 20 settembre. Secondo l’analisi di Owens, come si legge nell’articolo Opportunità tra tassi e valute: occasioni in Svezia e Norvegia, l’andamento delle due corone di Svezia e Norvegia potrebbe rappresentare un’occasione interessante nei prossimi 6-8 mesi sia dal punto di vista dell’apprezzamento delle singole valute che da quello del rendimento offerto.

ChakisAtelier / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
8 ottobre 2018
Partner
Top