Idee di investimento – Obbligazioni – 12 agosto 2019

di Redazione

Mentre gli investitori sembrano optare per il lungo periodo, si accende la guerra delle valute e l’oro torna bene rifugio per eccellenza. C’è valore nei Treasury, nei Btp e in selezionate emissioni del credito

MAGGIORE ATTENZIONE AL LUNGO PERIODO

Una ricerca condotta da Natixis Investment Managers ha svelato che gli investitori individuali italiani si aspettano un rendimento annuo del 10,5% al netto dell’inflazione: gli investitori professionali puntano invece a un più realistico 4,5% annuo. Pur essendo forse l’elemento che risalta di più, quello relativo al rendimento atteso è solo uno degli aspetti emersi dallo studio di Natixis IM. Per esempio, come si legge nell’articolo Italiani e investimenti: 10,5% annuo è il rendimento “giusto” l’86% degli intervistati ritiene importante raggiungere i risultati dei propri investimenti nel lungo periodo piuttosto che nel breve. Tuttavia, come nel resto del mondo, anche i risparmiatori italiani sono combattuti riguardo al rischio visto che il 61% pensa che la volatilità possa compromettere il raggiungimento degli obiettivi. Pur tollerando possibili fluttuazioni del portafoglio del 10%, la non completa consapevolezza del livello di rischio sopportabile caratterizza l’approccio degli investitori individuali italiani.

LA CINA APRE LA GUERRA VALUTARIA

Tra i rischi di portafoglio da tenere nel dovuto conto ci sono senz’altro quelli valutari alla luce anche della guerra valutaria che incombeva sulle trincee della guerra dei dazi tra Usa e Cina e che ora sembra essere stata ufficialmente dichiarata con la rottura della soglia di 7 yuan per dollaro, da molti considerata una specie di linea del Rubicone, una volta valicata la quale si passa dalle dichiarazioni bellicose alla guerra guerreggiata. In pratica le autorità cinesi hanno risposto alle raffiche di dazi di Trump non solo con le stesse armi, vale a dire erigendo barriere alle importazioni di prodotti agricoli, ma anche con la svalutazione, che in qualche modo ‘sterilizza’ i dazi e le tariffe abbassando i prezzi dei suoi prodotti sui mercati in cui esporta. Le implicazioni di una guerra valutaria guerreggiata, la cui possibilità è stata più volte anticipata da FinanciaLounge, non sono del tutto chiare, anche perché appare, almeno per ora, difficile che vengano schierate le truppe corazzate e i cacciabombardieri, vale a dire le Banche centrali con la loro potenza di fuoco sul mercato mondiale del forex. Ma quello che fin da ora sembra abbastanza chiaro è che la Cina rischia di farsi molto più male rispetto ai danni che può infliggere agli avversari. Nell’articolo La Cina apre la guerra delle valute, ma può farsi male per prima si spiega il perché.

ORO, UNA QUOTA STRUTTURALE DEL 5% IN PORTAFOGLIO

Intanto, nell’ultima settimana, mentre gli indici delle principali piazze finanziarie internazionali hanno perso tra i quattro e i cinque punti percentuali, le quotazioni dell’oro sono salite del 6% sfondando il muro dei 1.500 dollari l’oncia, il valore più alto dal settembre 2013. Insomma il metallo prezioso per eccellenza si sta confermando come la risorsa di riferimento nella battaglia commerciale tra Usa e Cina. Dallo scorso dicembre, da quando Trump ha twittato ‘I am a Tariff Man’ il suo prezzo è cresciuto del 19%. Ma perché questa sua ascesa impetuosa? Nell’articolo L’oro torna a regnare tra i beni rifugio sono elencate le cinque le principali ragioni che sostengono le quotazioni del metallo giallo. Ma è troppo tardi per comprare oro adesso oppure ci sono ancora ulteriori margini di apprezzamento? Un segnale di trading positivo indicante un mercato rialzista sembrerebbe esserci. Lo scorso dicembre l’etf Gold Bullion – uno degli etf più rappresentativi dell’andamento del prezzo dell’oro – ha superato la sua media mobile a 200 giorni e vi è rimasto fino ad ora. In passato quando questo si è verificato si è visto un mercato oro rialzista e viceversa quando la media mobile a 200 giorni era al di sopra del prezzo corrente. Naturalmente non c’è alcuna garanzia che, anche stavolta, i prezzi si muovano al rialzo nell’immediato futuro. In tutti i casi allocare una quota del 5% del portafoglio sull’oro tramite etf specializzati rappresenta una soluzione di investimento che tende a stabilizzare le performance nel medio-lungo termine.

C’È VALORE NEI TREASURY A BREVE TERMINE E NEL CREDITO

In prospettiva, gli esperti di Western Asset (affiliata Legg Mason) si aspettano una certa resilienza da parte della crescita globale, con gli Stati Uniti che continuano a fungere da locomotiva, mentre l’economia europea tende a migliorare e lo stimolo economico in varie zone dell’Asia comincia a produrre effetti. Secondo loro, c’è valore sia nei titoli di Stato (Treasury) Usa a breve termine – sulla scia della loro previsione di crescita moderata e di una Fed prudente – e sia nelle obbligazioni a lungo termine – da sfruttare come copertura contro il rischio spread. Inoltre, com’è illustrato nell’articolo Obbligazioni globali, ecco dove puntare nel secondo semestre è possibile ricavare interessanti flussi cedolari e potenziali capital gain sia nelle obbligazioni societarie investment grade e high yield, e sia nel debito dei mercati emergenti in dollari statunitensi e anche in valuta locale.

VONTOBEL: NUOVO GOVERNO POSITIVO PER LO SPREAD

Infine, dopo la mozione di sfiducia presentata da Salvini nei confronti di Conte, il Governo 5Stelle-Lega sembra essere ormai arrivato agli sgoccioli. Con la crisi aperta gli investitori tornano a chiedersi quali saranno le conseguenze per gli asset italiani, sia azionari che obbligazionari, con un occhio particolare all’andamento dello spread. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund con scadenze a 10 anni è tornato a salire in maniera piuttosto repentina. Tuttavia, secondo Gary Kirk, founding partner and portfolio manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel), l’ipotesi di un governo di centrodestra a guida Lega, potrebbe risultare non negativa per il mercato. “Al netto di una certa volatilità a breve termine nei Btp, sul lungo periodo un governo più convenzionale, che non debba promettere politiche diverse per soddisfare una coalizione sostenuta da destra e sinistra, potrà essere di supporto per i Btp italiani” specifica Kirk nell’articolo Spread, una crisi e tre scenari: ecco cosa può succedere.

ronstik / iStock / Getty Images Plus


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12 Agosto 2019
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