Fondi comuni, nel 2018 le strade di banche e reti si sono separate

In base ai dati Assoreti e Assogestioni mentre i consulenti nel 2018 hanno spinto soprattutto sugli azionari e su alcune tipologie di prodotti flessibili, le banche hanno puntato sui bilanciati

I dati dell’intero 2018 elaborati da Assoreti, relativi alle reti di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, permettono di conoscere nei dettagli quale sia stato il comportamento dei professionisti del risparmio gestito nel proporre i fondi comuni di investimento alla propria clientela. I particolari che emergono segnalano che nel corso dell’anno appena concluso, le strade dei consulenti e quelle delle banche si sono separate.

DAI 76,7 MILIARDI DEL 2017 AI 71 MILIONI DEL 2018

Cominciamo da un dato che già offre uno spaccato importante del trend di mercato. Nel 2017 la raccolta netta di tutti i fondi comuni e dei comparti di Sicav in Italia ammontò a 76,7 miliardi di euro mentre nel 2018 si è praticamente azzerata (scendendo a soli 71 milioni). Tuttavia, mentre le reti di consulenza sono passate da un saldo attivo nel 2017 di 31,72 miliardi ad uno di 10,07 miliardi nel 2018, il canale bancario ha registrato una brusca inversione di tendenza passando da un +45 miliardi di flussi in entrata nel 2017 a deflussi netti annuali per 10 miliardi.

BANCHE, MENO SPINTA SUI FONDI

Come dire che mentre le reti di consulenza hanno cercato di accompagnare il rallentamento dei flussi in entrata da parte dei risparmiatori italiani, le banche sembrano aver abbandonato la strategia di spinta al collocamento nei fondi e nelle Sicav che le aveva contraddistinte nel triennio 2015-2017.

BILANCIATI, UNA SOLUZIONE ALL-IN

Un altro indizio che spiega quale sia stata, per sommi capi, la strategia di collocamento delle banche in tema di risparmio gestito, la fornisce il dato di raccolta netta relativo ai fondi bilanciati. Nel 2018, questa categoria di fondi ha raccolto circa 9,95 miliardi: tuttavia mentre le reti evidenziano un saldo annuale netto negativo (-658 milioni) le banche hanno contabilizzato flussi netti in entrata del 10,6 miliardi. I fondi bilanciati, infatti, consentono alle banche di offrire ai clienti una soluzione all-in senza la necessità stringente di una consulenza post vendita che, al contrario, richiedono i portafogli diversificati in più fondi e comparti di Sicav.

Bufi (Anasf): “Almeno un terzo dei ricavi spetta ai consulenti”

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RETI, PIU’ FONDI AZIONARI RISPETTO AL 2017

Le reti, infatti, in parallelo al disimpegno verso i fondi bilanciati, sono riuscite a collocare fondi ad indirizzo azionario per 3,95 miliardi, addirittura in misura superiore ai 3,75 miliardi del 2017. Inoltre hanno collocato anche specifici fondi flessibili tramite i quali hanno cercato di allestire portafogli diversificati e decorrelati dagli andamenti direzionali dei mercati azionari e obbligazionari.

OBBLIGAZIONARIO, IL PESO DELLA MANCANZA DI OPPORTUNITA’

A proposito di mercato obbligazionario, la mancanza nel corso del 2018 di opportunità nel reddito fisso per via dell’aumento dei tassi di interesse USA, dell’allargamento degli spread delle obbligazioni societarie e del declino del debito emergente, ha visto le reti di consulenza suggerire disinvestimenti nei fondi a orientamento obbligazionario per 3,4 miliardi mentre le banche hanno registrato deflussi netti annuali per 21,58 miliardi. Infine, ma non per importanza, nel 2018 le reti di consulenti hanno totalizzato flussi netti in entrata per oltre sette miliardi di euro in fondi e comparti di Sicav sottoscritte indirettamente attraverso prodotti assicurativi e previdenziali per i quali non si dispone della corrispondente categoria d’investimento.

FatCamera / E+


FinanciaLounge
8 febbraio 2019
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