Fiat fabbrica di leggende: Marchionne offuscherà quella dell’Avvocato?

L’ammirazione che il manager italo-canadese si è guadagnato sui mercati mondiali, soprattutto in America, non è percepita fino in fondo in Italia. E nella ‘Storia della Fiat’ potrebbe rubare il posto a Gianni Agnelli.

Alla presentazione dei risultati di Fiat/FCA del 2017 l’analista di Morgan Stanley Adam Jones chiede a Marchionne: “Sergio, questo è stato il tuo ultimo anno pieno. Per cosa ti piacerebbe essere ricordato?” Risposta del manager col maglioncino: “Per aver saputo rispondere alla tua domanda, Adam”. Lo ha ricordato su Seeking Alpha con affetto il blogger finanziario americano Ben Comston che lo definisce “il più grande leader al mondo che sia mai stato alla guida di una public company”.

MARCHIONNE E AGNELLI

Ma la battuta che abbiamo riportato suggerisce il paragone con un altro uomo-leggenda targato Fiat, famoso per le sue battute, l’Avvocato Gianni Agnelli. E la domanda che sorge è: nei libri che in futuro racconteranno la storia della Fabbrica Italiana Automobili Torino al primo posto ci sarà il nome dell’Avvocato o quello del manager con il maglioncino?

IMBATTIBILE IN FINANZA

Se guardiamo alla performance di FCA group non ci sono dubbi, il posto più alto del podio è di Sergio Marchionne, morto a Zurigo dopo un ricovero durato quasi un mese. Quando nel 2004 si è messo alla guida di quella FIAT che gli americani sbeffeggiavano come “Fix It Again Tony”, che vuol dire “dai Tony, riparala un’altra volta”, il titolo viaggiava sotto i 6 euro e capitalizzava meno di 5 miliardi. Quando è stato costretto a lasciare il titolo FCA (Fiat Chrysler Automobiles) ne valeva quasi 40, di miliardi. Contando anche Ferrari e CNH Industrial si arriva a 100 e passa.

Andamento titolo FCA (fonte: Investing.com)
Andamento titolo FCA (fonte: Investing.com)

L’INVESTITURA DI TRUMP

Marchionne non è mai stato un esperto di motori e carrozzerie, ma nelle operazioni finanziarie è stato imbattibile. E’ riuscito a farsi pagare miliardi da General Motors per non comprare una FIAT disastrata, ed è riuscito a comprarsi Chrysler con i soldi di Chrysler, e la benedizione di Obama. Non a caso Donald Trump in un recente incontro alla Casa Bianca con i big mondiali dell’auto gli ha appoggiato la mano sul maglioncino d’ordinanza e lo ha definito “il più navigato negoziatore di accordi che io abbia incontrato da molto, molto tempo”. Fatto da uno che ha venduto milioni di copie di un libro titolato “L’arte di fare accordi” un complimento non da poco.

RE SENZA CORONA

La leggenda dell’Avvocato non nasce dalle performance, almeno non da quelle aziendali. In un’Italia diventata da poco Repubblica era diventato il “Re senza corona”, “the king without throne” lo definivano all’estero. Re di jet set, di grandi conquiste amorose, di raffinato stile di vita e autore di battute brucianti che spiazzavano l’interlocutore. Come Marchionne, anche Gianni Agnelli non si intendeva moltissimo di carrozzerie e motori, a parte le fuoriserie con cui sfrecciava sulle curve della Costa Azzurra, rischiando la vita e a un certo punto rimettendoci anche una gamba. Ma si intendeva molto di politica e di relazioni internazionali.

LE CONOSCENZE DELL’AVVOCATO

Aveva accesso ai policy maker di tutto il mondo, gente tipo Kissinger per capirsi, e li andava a trovare soprattutto per ascoltare e capire. Neanche di finanza era un esperto, ma si faceva consigliare dai più bravi. Come quando accolse il suggerimento di salvare una FIAT sull’orlo della bancarotta con un marchingegno chiamato ‘bond convertendo’. Vale a dire le banche ti prestano i soldi ma poi sono obbligate a convertire il prestito in azioni se la performance del titolo non raggiunge certi target. Un giochetto mefistofelico che l’Avvocato, ben consigliato, concretizzò nel 2002, e guarda caso replicato proprio da Marchionne nel 2014 per la quotazione di Ferrari.

L’EREDITA’ DI MARCHIONNE

A raccogliere la sua eredità, come indicato da John Elkann, sarà il britannico Mike Manley, che avrà il compito di portare avanti il piano industriale di Marchionne che puntava, tra le altre cose, sul lancio di una versione elettrica della Fiat 500. L’uomo del “miracolo Jeep” è stato preferito ad Alfredo Altavilla, responsabile EMEA (Europa, Africa, Medio Oriente) di FCA group, che proprio nei giorni scorsi ha lasciato l’incarico.

BOTTOM LINE

Insomma, tornando al parallelo iniziali, Sergio Marchionne e Gianni Agnelli sono due personaggi leggendari ma con pochi punti in comune. Tranne forse uno. Guadagnarsi e conservare la fiducia di una famiglia di azionisti sempre più numerosa con il passare del tempo e sempre più ansiosa di conservare il reddito derivante dai dividendi che consentono a tanti di fare la bella vita senza faticare troppo. Forse la sfida più difficile, che sia l’Avvocato che Marchionne hanno saputo affrontare e superare con successo.

 

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Sergio Marchionne - Flickr / Brookings Institution


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25 Luglio 2018
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