La Fed di Powell fa la pace con Wall Street

Il capo della Banca Centrale promette che sarà ‘paziente e flessibile’ sui tassi e Wall Street applaude. E’ attento ai segni di rallentamento che arrivano dalla Cina e pronto ad ascoltare la voce del mercato.

Il grafico dell’indice Dow Jones di venerdì pomeriggio racconta fedelmente quanto siano piaciute al mercato le parole del presidente della Fed Jay Powell. Nella prima mezz’ora di contrattazioni viaggiava già abbondantemente in territorio positivo sulla spinta di un dato particolarmente positivo sul mercato del lavoro a dicembre, con la creazione di ben 312.000 posti di lavoro, che faceva allontanare i timori di rallentamento e di possibile recessione all’orizzonte dell’economia USA. Poi, poco dopo le 10 del mattino americane, sono arrivate le parole del capo della Fed ad una tavola rotonda ad Atlanta con i suoi predecessori Janet Yellen e Ben Bernanke. Due parole sono piaciute particolarmente al mercato: “pazienza” e “flessibilità” con i rialzi dei tassi da parte della Fed. A quel punto il Dow Jones ha ingranato la quarta.

MUSICA PER LE ORECCHIE DI WALL STREET

In pratica Powell ha detto che la Fed non si fa dettare la linea solo dai dati che vengono dal fronte dell’economia USA, per quanto forti siano, ma tiene conto anche di quello che succede nel resto del mondo e se i mercati esprimono preoccupazione è pronta ad ascoltarli. Infatti Powell ha citato segnali di debolezza che arrivano dall’economia cinese che potrebbero anche propagarsi. E ha aggiunto che i mercati sono preoccupati per la crescita globale. Ma la Fed ascolta anche la voce dei mercati. Musica per le orecchie di Wall Street, che aveva bisogno di buone notizie dopo quelle cattive portate il giorno prima da Apple. Powell ovviamente non ha fatto marcia indietro rispetto a quanto indicato dal FOMC a dicembre, nel 2019 ci si possono aspettare altri due rialzi, che porterebbero i Fed Funds in area 3% dall’attuale 2,5%. Ma con “pazienza” e soprattutto “flessibilità”.

IMPATTO BENEFICO ANCHE SULLA CURVA DEI TASSI

L’impatto benefico delle parole di Powell non si è sentito solo sulle azioni, ma anche sul mercato obbligazionario, con i rendimenti delle scadenze lunghe dei T-bond che hanno puntato verso l’alto. E questo per due motivi. Il primo è che se la Fed rassicura Wall Street, non c’è più bisogno di cercare riparo nei beni rifugio per eccellenza, vale a dire il T-bond a 10 anni, si può vendere quello che si è comprato durante la turbolenza e tornare sulle azioni, percepite meno a rischio di prima. Il secondo è che se i prossimi rialzi della Fed si allontanano un po’ nel tempo e magari potrebbero anche essere messi in dubbio, il risultato è che tutta la curva dei tassi si normalizza, con la distanza tra le scadenze corte e quelle lunghe che aumenta. La curva diventa meno piatta, e la paura di recessione si allontana.

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Infine il dollaro, con movimento meno brusco, che si riporta comunque sotto 1,14 su euro. Pazienza e flessibilità sui tassi infatti vogliono dire che non c’è motivo di correre a comprare dollari perché posizionarsi sul biglietto verde rende di più. E poi la ciliegina sulla torta: anche se Trump me lo dovesse chiedere, non mi dimetto. L’economia americana e Wall Street hanno bisogno di una Fed ragionevole e non dogmatica, ma anche di una Fed indipendente, chiunque ci sia alla Casa Bianca.

Jerome Powell (Flickr / Federal Reserve)


FinanciaLounge
4 gennaio 2019
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