Perché il dollaro si rafforza nonostante la svolta dovish della Fed

La domanda di beni rifugio, tra cui il dollaro, da parte degli investitori ora più avversi al rischio sembra prevalere sulla svolta accomodante nella politica monetaria adottata dalla Federal Reserve statunitense

La prima settimana di febbraio ha registrato uno dei più significativi rialzi del dollaro statunitense. Dal 4 all’8 febbraio, infatti, il biglietto verde ha messo a segno una lunga striscia di guadagni rispetto alle principali valute estere: dallo yen (+0,3%) al franco svizzero (+0,6%), dalla sterlina (+1,1%) all’euro (+1,2%), dal dollaro canadese (+1,3%) alla corona svedese (+2,5%). In ripiegamento la maggior parte delle valute emergenti, con il real brasiliano e il rand sudafricano in calo di oltre due punti percentuali. L’U.S. Dollar Index (il contratto future che costituisce il benchmark per calcolare come si muove la valuta USA rispetto ad un paniere di monete internazionali) ha messo a segno un rialzo settimanale dell’1,1%,il più ampio in 7 giorni da agosto.

PERCHE’ SALE NONOSTANTE UNA FED PIU’ MORBIDA

Eppure nella sua prima riunione del 2019 la banca centrale Usa ha assunto un atteggiamento molto più flessibile sia in tema di tassi (prendendosi di fatto una pausa nel suo percorso di rialzi che ha iniziato nel 2015) e sia in quello relativo alla riduzione del bilancio. Allora perché il dollaro ha ripreso a rafforzarsi? Cerchiamo di scoprirlo insieme. Di solito il la moneta di Washington segue la direzione dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi dal momento che entrambi (valuta ed emittente) sono percepiti come un bene solido e molto liquido ma anche sensibili alle aspettative sui tassi di interesse degli Stati Uniti, in particolare a breve termine. Ora i rendimenti dei titoli di stato Usa, che come tutte le obbligazioni si muovono nella direzione opposta dei prezzi, sono diminuiti rispetto alla riunione della Fed della scorsa settimana, poiché si sono consolidate sia le aspettative sui tassi inferiori sia le preoccupazioni sulla crescita globale.

LA FED RIAPRE LA STRADA AL RIALZO PER I MERCATI

“Le mosse della Fed stanno riaprendo la strada al rialzo sia per le azioni che per la valuta Usa. I prezzi sono aumentati sulla scia dell’avversione al rischio degli investitori, che è tornata a essere il tema dominante da giovedì scorso, con il biglietto verde che guadagna grazie a ingenti flussi in entrata”, ha scritto Edward Moya, analista di mercato di Oanda. Nella sua prima riunione del 2019 la Fed ha sorpreso gli investitori assumendo un tono accomodante, segnalando che i tassi di interesse potevano prendersi una pausa.

VALUTE E TASSI INTERNI

Ci si aspettava che l’atteggiamento più accomodante assunto dalla Fed a fine gennaio mantenesse sotto pressione il dollaro. Dopotutto, l’approccio opposto, quello aggressivo, tenuto dalla banca centrale statunitense ha aiutato il rafforzamento della moneta di Washington durante tutto lo scorso anno. Di solito le valute ricevono un supporto quando i tassi di interesse interni si muovono al rialzo poiché i rendimenti più alti rendono le attività denominate nella valuta una destinazione più attraente per gli investitori.

EUROPA, UK E CINA IN RALLENTAMENTO

Tuttavia, sebbene la Fed abbia deciso di alzare il piede dall’acceleratore dei tassi, sembrano prevalere le preoccupazioni di un rallentamento mondiale. Il mese scorso la Banca centrale europea ha dichiarato che le prospettive economiche della zona euro si sono spostate verso il basso, mentre la Commissione europea la scorsa settimana ha ridotto le sue prospettive di crescita in tutta la regione. La Banca d’Inghilterra giovedì 7 febbraio ha dichiarato che il prodotto interno lordo del regno Unito crescerà al ritmo più lento dal 2009. Il tutto mentre restano intatte le preoccupazioni sulla prospettiva di un calo più duro del previsto per l’economia cinese sulla scia anche della disputa commerciale tra Pechino e Washington.

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IL DOLLARO COME BENE RIFUGIO

Nel frattempo, la storia mostra che la valuta Usa tende a registrare buone performance quando l’economia globale non è particolarmente brillante, sebbene gli osservatori facciano notare che tale tesi è valida soltanto fino a quando l’economia degli Stati Uniti resiste al rallentamento globale. Ma, almeno per ora, l’economia americana sembra ancora in buona salute, in particolare rispetto alle altre principali aree del pianeta. Insomma, le crescenti preoccupazioni sulle prospettive di crescita globale stanno fornendo alla divisa statunitense il tipo di rifugio che spesso è riservato allo yen giapponese o al franco svizzero dal momento che l’economia a stelle e strisce continua a reggere.

MASSIMA ATTENZIONE AI PROSSIMI DATI MACRO USA

Detto questo, molti analisti si aspettano dati economici più deboli negli Stati Uniti nella seconda metà dell’anno. “L’economia americana dovrà fare i conti con venti contrari non trascurabili quali, le tensioni commerciali, i timori di una minore crescita globale, uno stimolo fiscale affievolito e una maggiore incertezza politica a Washington. Un contesto che rende il dollaro certamente vulnerabile agli shock al ribasso. Qualunque segnale che faccia percepire nelle prossime settimane un rallentamento dell’economia degli Stati Uniti accelererà il deprezzamento del biglietto verde in quanto il suo status di bene rifugio sarebbe messo in discussione “, ha affermato Lukman Otunuga, analista di ricerca presso ForexTime.

RobertDodge / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
19 Febbraio 2019
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