Dazi, Trump chiude il fronte messicano e apre quello francese

di Chiara Merico

Dopo aver disinnescato la minaccia di nuovi dazi nei confronti del Messico, il presidente degli Usa attacca il vino francese. E sullo sfondo resta la grande partita con la Cina

È ancora “dazi” la parola magica per i mercati. Brandite come un’arma dal presidente Usa Trump, che le minaccia o le ritira a seconda delle circostanze, le tariffe doganali si confermano una questione centrale per gli investitori.

LE BORSE FESTEGGIANO

Lo dimostra l’avvio positivo delle Borse di tutto il mondo, che ieri hanno salutato l’accordo tra Stati Uniti e Messico, grazie al quale di fatto si evita l’entrata in vigore di nuovi dazi. Wall Street ha chiuso in positivo, con il Dow Jones in progresso dello 0,30%, il Nasdaq dell’1,05% e lo S&P 500 dell’1,47%. Bene anche i listini asiatici, con le Borse cinesi in rally (Shenzhen +3,5% e Shanghai +2,4%), mentre Hong Kong ha chiuso in rialzo dell’1% e Tokyo dello 0,3%.

APPUNTAMENTO A OSAKA

Resta comunque alta l’attenzione degli investitori per i possibili sviluppi della controversia commerciale tra gli Usa e la Cina. Trump, infatti, ha di nuovo minacciato l’imposizione di altri dazi se non ci dovesse essere un incontro con Xi Jinping, a margine dei lavori del G20 in programma per fine mese a Osaka, in Giappone. “Ritengo che le differenze tra i due Paesi possano essere risolte facilmente. Mi attendo che ci vedremo” in Giappone, ha fatto sapere Trump, aggiungendo: “Se ci vediamo va bene, se non ci vediamo va bene lo stesso. Dal nostro punto di vista l’accordo migliore che possiamo raggiungere sono dazi al 25% su 600 miliardi di dollari” di merci made in China.

L’Europa (divisa) tra l’incudine Usa e il martello Cina

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I VINI FRANCESI NEL MIRINO

Anche se la questione cinese è ancora aperta, Trump non ha paura di esporsi su altri fronti. Lo ha dimostrato ieri, prendendo di mira questa volta i vini francesi. L’ipotesi di imporre dazi sulle bottiglie importate dalla Francia è stata rilanciata dal presidente Usa in un’intervista alla Cnbc. A pochi giorni dall’incontro con l’omologo francese Macron, in cui Trump aveva elogiato gli “eccezionali” rapporti tra i due, è arrivato l’affondo. “La Francia si fa pagare molto per i nostri vini, mentre noi li facciamo pagare molto poco per il loro vino. È ingiusto, e gli Stati Uniti dovranno fare qualcosa”.

MERCATO DIFFICILE

Già lo scorso novembre Trump aveva attaccato Parigi su questo tema, in un tweet in cui definiva difficilissimo per i produttori di vino americano, concentrati soprattutto in California, vendere in Francia. “Questo deve cambiare!”, aveva scritto. Ieri Trump ha ribadito il concetto: “Le aziende vinicole vengono da me e mi dicono ’paghiamo un sacco di soldi per mettere i nostri prodotti sul mercato francese, e questo Paese lo sta permettendo’. I vini francesi sono dei grandi vini – ha aggiunto il presidente – ma anche i nostri sono grandi vini e non possiamo permettere che quelli degli altri arrivino qui negli Usa per niente. Allora sapete cosa? Non è giusto e faremo qualcosa”.

LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI

Dichiarazioni che rischiano di avere pesanti ripercussioni non solo sull’industria del vino francese, ma anche sulle esportazioni dell’Europa nel suo complesso e di riflesso, quindi, anche su quelle italiane. Gli Usa sono infatti i maggiori acquirenti di vino europeo e applicano dazi di 5 centesimi di dollaro sulle bottiglie standard da 0,75 litri e di 14 centesimi sulle bollicine. L’Unione europea invece prevede dazi per il vino Usa importato che vanno dagli 11 ai 29 centesimi a bottiglia. Nel 2017 la Ue ha esportato 11,3 milioni di euro di vino, di cui il 32% negli Usa.

anyaberkut / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
11 Giugno 2019
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