I dati economici non brillano, ma non spaventano

Dall’Eurozona agli Usa, anche se in misura minore, i segni di rallentamento non spaventano i mercati, rassicurati dalle parole di Powell. E il recupero del petrolio contribuisce a dare stabilità e serenità.

Raffica di dati non proprio positivi martedì 8 gennaio 2019. Le indicazioni più negative sullo stato dell’economia arrivano dall’Eurozona, con la produzione industriale tedesca di novembre in caduta inattesa di quasi il 2% su ottobre e del 4,7% rispetto a un anno prima, mentre a dicembre il clima di fiducia di imprese e consumatori si è deteriorato oltre le attese. Negli Stati Uniti spicca l’indice dell’attività dei servizi di dicembre uscito in calo a 57,6 da 60,7 di novembre, sotto le attese anche se a un livello che resta elevato. E intanto continua a deteriorarsi, anche se resta in territorio positivo, la fiducia delle piccole imprese a stelle e strisce con l’indice di dicembre che scivola per il quarto mese consecutivo a 104,4 dopo aver toccato un picco di 108,8 ad agosto. Tutti numeri che sembrano confermare i timori di un rallentamento dell’economia, più acuto e profondo in Europa e molto meno in America. Timori però che non si riflettono negli indici dei rispettivi mercati azionari, che continuano a vivere un momento sostanzialmente positivo da quando il capo della Fed Jay Powell, giovedì 3 gennaio, ha promesso “pazienza e flessibilità” sui tassi di interesse, riscuotendo l’entusiasmo di Wall Street.

IL MERCATO SI SENTE PROTETTO

Forse la spiegazione della discrasia tra andamento delle Borse e dati economici sta proprio qui. Numeri non brillanti confermano che qualche cautela sulla crescita forse è giustificata, ma indicano anche che la Fed potrebbe schiacciare il bottone ‘pausa’ sulla tastiera del rialzo dei tassi e magari prepararsi, se ce ne fosse bisogno e come qualcuno comincia a dire, a spostarsi addirittura sul lato dell’allentamento, se ce ne fosse bisogno. Uno scenario che piace al mercato azionario e lo rassicura perché si sente protetto.

Petrolio e Wall Street, correlazione più intensa durante le correzioni di mercato

Petrolio e Wall Street, correlazione più intensa durante le correzioni di mercato

EUROZONA: CONTINUA LA POLITICA ULTRA-ACCOMODANTE

La situazione europea è un po’ diversa: non c’è una banca centrale con il dito sul grilletto dei tassi e le condizioni monetarie sono destinate a restare ultra-accomodanti a tempo indeterminato. Nella zona della moneta unica gioca probabilmente il fatto che nel corso del 2018 tutti gli scenari più negativi sono stati prezzati – da un esito caotico della Brexit a uno scontro duro sulla manovra tra Roma e Bruxelles fino al rischio di uno scivolamento in recessione di tutta l’area. E quindi basta qualche sensazione positiva, come quella che Cina e Usa si stiano avvicinando a un possibile accordo commerciale, per sostenere l’azionario.

PETROLIO IN RECUPERO E DOLLARO MENO FORTE

Un altro fattore che sostiene le azioni poco citato nei commenti di Borsa è il petrolio. Dai massimi di diversi anni toccati a ottobre, il prezzo del barile aveva preso una pericolosa china al ribasso durata quasi fino alla conclusione del 2018, con una caduta di quasi la metà del valore in pochi mesi. China pericolosa perché troppo veloce,con potenzialità destabilizzanti sia per le economie sviluppate che per quelle emergenti, che dipendono ancora molto da commodity e materie prime e che stanno cercando di lasciarsi alla spalle un anno molto difficile. Il recupero di Brent e Wti dell’ultima decina di sedute è stata forse più spettacolare del rimbalzo di Wall Street seguito alle parole di Powell, ma è rimasto sullo sfondo. Tra i tanti vantaggi di un petrolio che tiene e non collassa c’è la correlazione con il dollaro, che storicamente si muove in senso opposto e che se sale troppo rappresenta un’altra minaccia per i conti con l’estero delle economie emergenti. Infatti il dollaro si è raffreddato e sembra aver trovato un pavimento a quota 1,14 contro euro. La bottom line è che la linea di demarcazione tra le notizie buone e quelle cattive per le Borse non è rappresentata da numeri che abbiano davanti un segno più o meno, ma dalla lettura e dalle rassicurazioni che i numeri forniscono al mercato, per il quale le “buone” notizie non sempre sono positive e le “cattive” non sempre negative.

Fischerrx6/ iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
8 gennaio 2019
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