Arriva il carcere per gli evasori, ecco chi rischia le manette

di Redazione

La maggioranza trova l’accordo sull’inasprimento del carcere per i grandi evasori. Pene ridotte per  i comportamenti non fraudolenti. Fortemente contraria Confindustria che parla di “criminalizzazione delle imprese” 

Il governo trova l’accordo sul carcere per gli evasori. La norma, inserita nel decreto fiscale collegato alla manovra, inasprisce le pene per chi non paga le tasse, ma l’intesa tra Pd e M5S non piace a Italia viva e a Confindustria che parla di “criminalizzazione delle imprese”. In sostanza, vengono aumentate le pene per chi evade il fisco, anche se in maniera più lieve rispetto al testo iniziale del decreto. 

PENE RIDOTTE PER I COMPORTAMENTI NON FRAUDOLENTI 

Due emendamenti dei relatori riducono l’aumento delle pene per i comportamenti non fraudolenti, come la dichiarazione infedele e l’omessa dichiarazione, e rivedono sia la disciplina della confisca per sproporzione (prevista per i reati più gravi), sia la responsabilità amministrativa delle imprese. Gli emendamenti verranno votati in Commissione finanze alla Camera. 

COSA PREVEDE IL TESTO IN DISCUSSIONE

Le modifiche su cui le forze politiche stanno discutendo prevedono la riduzione del periodo di reclusione in caso di omessa dichiarazione. Viene, inoltre, ipotizzato di ridurre la soglia oltre la quale scatta la punibilità per gli omessi versamenti. Restano immutate le soglie di punibilità per i casi di omesso versamento di ritenuta e di IVA, così come è confermata la pena massima di 8 anni i carcere per coloro che si “macchiano” di dichiarazione fraudolenta.

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CHI RISCHIA IL CARCERE

L’impianto legislativo del decreto fiscale collegato alla manovra prevede che il carcere per i grandi evasori scatti in caso di evasione delle imposte per un importo superiore a 100mila euro, con una pena che va dai 4 agli 8 anni. Per quanto riguarda l’omessa dichiarazione, invece, la pena va da 2 a 6 anni di carcere. Pene esemplari anche per chi nasconde o distrugge documenti contabili, con la reclusione da 3 a 7 anni. 

LE REAZIONI POLITICHE 

Fortemente contrario Matteo Renzi, con Italia Viva che ha preparato un pacchetto di subemendamenti a quello di maggioranza sull’articolo 39 del dl fisco che, per i reati meno gravi, attenua l’inasprimento del carcere. L’obiettivo del partito è rivedere la confisca per sproporzione, per ridurne la portata. Molto critica anche Confindustria: “È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque un’anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall’intervento in tema di responsabilità 231”, fa sapere l’associazione degli industriali. 

Getty


FinanciaLounge
2 Dicembre 2019
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