Bristol-Myers Squibb/Celgene, le mega acquisizioni non scaldano più il mercato

L’operazione in base alla quale Bristol-Myers Squibb ha offerto 95 miliardi di dollari per Celgene è la più grande di sempre nell’healthcare. Ma il mercato ha punito severamente in Borsa le azioni dell’acquirente

Il 2019 è iniziato con una acquisizione monstre in ambito sanitario. Infatti il gruppo Bristol-Myers Squibb ha offerto 95 miliardi di dollari per Celgene. In base ai dati elaborati da Thomson Reuters l’operazione si piazza al primo posto assoluto nella classifica di tutti i tempi dei deal nell’ambito del settore healthcare. Ha scalzato sia l’acquisizione della SmithKline Beecham effettuata nel gennaio 2000 da parte di Glaxo Wellcome per 78,78 miliardi di dollari e sia l’acquisizione della Warner-Lambert dell’aprile 1999 da parte di Pfizer per 88,77 miliardi. L’operazione della Bristol-Myers Squibb è finanziata da un prestito ponte di 33,5 miliardi, il secondo più grande prestito ponte nel settore sanitario USA mai registrato.

BRISTOL MYERS SQUIBB PENALIZZATA IN BORSA

Agli azionisti di Celgene verrà corrisposto tra contanti ed azioni Bristol-Myers Squibb l’equivalente di 102,43 dollari per azione ,con un premio del 54 per cento rispetto al valore di borsa di Celgene del 2 gennaio. Il mega deal, tuttavia, non è piaciuto ai mercati che hanno premiato in misura ridotta le azioni di Celgene (cresciute infatti ben al di sotto del valore nominale dell’operazione) mentre le azioni di Bristol sono scese di oltre 16 per cento a 44 dollari. Alla chiusura di venerdi, le azioni Celgene erano a 85,1 dollari (+27% rispetto al 2 gennaio) mentre le azioni Bristol Myers erano a 45,1 dollari (-10%), cioè 11 miliardi di dollari di capitalizzazione in meno in due giorni (da 86,4 a 76,5 miliardi).

OPERAZIONE CON BUONE SINERGIE

L’operazione è stata concordata tra gli azionisti e i cda dei due gruppi, e porterà a regime Bristol-Myers Squibb ad avere il 69% del nuovo gruppo che nascerà dalla fusione dei due colossi healthcare mentre il 31% andrà agli azionisti di Celgene. Dal punto di vista puramente tecnico, l’operazione presenta delle buone sinergie dal momento che il nuovo gruppo potrà disporre di Revlimid, il cui principio attivo lenalidomide è impiegato per il trattamento del mieloma multiplo e delle sindromi mielodisplasiche: si tratta di uno dei farmaci oncologici di maggior successo degli ultimi anni. Il nuovo colosso potrà inoltre contare sulla terapia sperimentale CAR-T, che solo un anno fa Celgene acquisì sborsando circa 9 miliardi di dollari: il trattamento sviluppato da Juno Therapeutics ha prodotto incoraggianti successi nelle cure della leucemia acuta.

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INVERSIONE DI TENDENZA

Tuttavia, nonostante tutto questo, il mercato ha punito severamente le azioni di Bristol-Myers Squibb. Si tratta di una chiara inversione di tendenza rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni in cui le operazioni di acquisizione erano premiate dal fatto che in esse si vedeva il potenziale di ottimizzazione delle risorse economiche disponibili: in un mercato che faceva fatica a crescere, le acquisizioni rappresentavano una delle opzioni ottimali. Ma ora, con il costo del denaro che continua a salire e il drenaggio della liquidità sul mercato da parte delle principali banche centrali, c’è molta più attenzione ai debiti aziendali. Più delle sinergie potenziali, le operazioni, soprattutto quelle di medio grande stazza, sono passate al microscopio delle sostenibilità degli oneri passivi da finanziare.

CONDIZIONI PIU’ STRINGENTI PER I DEAL M&A

Le acquisizioni devono ora soddisfare condizioni più stringenti. Le stime che l’azienda promotrice dell’M&A annuncia devono dimostrarsi realistiche e realizzabili, mentre il valore delle sinergie (al netto dei costi e delle imposte) deve giustificare il premio di acquisizione pagato agli azionisti dell’azienda target. Insomma, il contesto dell’M&A non è virato ancora in negativo, ma i campanelli di allarme come l’operazione Celgene – Bristol Myers Squibb confermano che il vento sta cambiando.

Flickr / A4 news.nl


FinanciaLounge
7 gennaio 2019
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