Scommettere su Brexit o fuggire? Investitori sempre più divisi

Secondo il Brexometer di State Street nel primo trimestre 2019 sono aumentati sia gli investitori che intendo aumentare l’esposizione sul Regno Unito sia quelli che vogliono ridimensionarla.

Mentre il caos politico britannico continua e mancano ormai pochi giorni alla deadline del 29 marzo, che però potrebbe essere spostata in avanti fino al 30 giugno o anche oltre, gli investitori sono sempre più divisi tra quelli che dichiarano l’intenzione di aumentare la propria esposizione sul Regno Unito e quelli che si preparano a diminuirla. E’ l’indicazione che emerge dall’ultimo Brexometer Index elaborato da State Street, un sondaggio condotto con cadenza trimestrale dalla grande casa americana che coinvolge 100 investitori professionali globali, compresi investitori istituzionali e alternativi come hedge fund, società di real estate e di private equity. Secondo il Barometro, nel periodo compreso tra il 31 gennaio e il 10 febbraio 2019, la propensione a detenere attività nel Regno Unito si è polarizzata, con un incremento sia del numero degli investitori che intendono aumentare sia di quelli che vogliono diminuire le proprie esposizioni nel paese candidato all’uscita dall’Unione Europea.

AL PICCO DI DUE ANNI LE INTENZIONI DI RIDURRE L’ESPOSIZIONE

In dettaglio, la percentuale di quelli che intendono incrementare l’esposizione nei prossimi sei mesi è salita al 19%, il secondo dato più elevato dopo il 21% del terzo trimestre del 2018, mentre anche la porzione di investitori che intendono ridurla continua a crescere per il terzo trimestre consecutivo, attestandosi al 22%, il secondo dato più alto registrato da quando è stata lanciata l’indagine, dopo il 24% del primo trimestre del 2018. “Il Brexometer evidenzia che gli investitori hanno pareri sempre più contrastanti”, osserva Michael Metcalfe, Responsabile Global Macro Strategy di State Street Global Markets, aggiungendo che “questo sembrerebbe essere in linea con le attuali condizioni di mercato, passate dall’ottimismo per il raggiungimento dell’accordo o per una proroga al pessimismo sulla possibilità di un accordo”. Gli ultimi risultati del Brexometer evidenziano che gli investitori interessati a ridurre significativamente le proprie esposizioni agli asset del Regno Unito rappresentano il 12% del campione, picco record negli ultimi due anni.

LE VALUTAZIONI DELL’IMPATTO SULL’ECONOMIA GLOBALE

Vista la mancanza di chiarezza in merito alla Brexit, il numero di investitori con un outlook neutrale per la crescita economica globale nel medio termine è salito dal 28% al 37%, mentre il sentiment positivo è sceso al 32%, il dato più basso mai registrato dall’inizio delle rilevazioni. Infine il sondaggio ha rilevato che mentre l’80% degli investitori prevede che la Brexit avrà un certo impatto sul proprio modello operativo, la percentuale di chi si aspetta un impatto significativo è salita al 22% rispetto al 19% del quarto trimestre. Altri risultati chiave del Barometro includono un 29% di investitori istituzionali che ritiene che gli asset owner incrementeranno i livelli di rischio nei prossimi tre-cinque anni, mentre quelli che pensano di ridurre il livello di rischio calano al 40% rispetto al record del 43% precedente Inoltre, gli investitori che dicono di aver bisogno di maggiore supporto nelle strategie di currency overlay è aumentata dall’8% al 13%.

STERLINA SOTTOVALUTATA, POTREBE ESSERE UN’OPPORTUNITÀ

Per quanto riguarda l’impatto sui cambi, Bill Street, responsabile degli investimenti per l’area EMEA di State Street Global Advisors , osserva che “la sterlina continua ad essere sottovalutata per via delle persistenti incertezze legate alla Brexit e ai forti rischi politici, ma con movimenti dei tassi di cambio modesti, reagendo con un rally quando sembrava si stesse giungendo a un accordo per poi scendere con il persistere delle incertezze”. Secondo l’esperto, i movimenti di mercato della sterlina indicano che gli investitori sono concordi sul fatto che il rischio di no-deal sia basso. Ma le opinioni sul risultato della Brexit nel medio termine sono contrastanti e questo rappresenta un’opportunità di mercato per chi è fiducioso sul risultato politico finale.

Flickr / Number 10


FinanciaLounge
15 Marzo 2019
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