Il rialzo dei bond legati all’inflazione preoccupa gli investitori

di Redazione

Gli investitori obbligazionari non devono trascurare che un mercato del lavoro USA solido produrrà aumenti salariali e pressioni inflazionistiche mantenendo la Federal Reserve vigile sulla politica monetaria

Gli investitori obbligazionari hanno archiviato un 2018 da incubo, ma hanno inaugurato un 2019 da incorniciare, almeno finora. Basti pensare che le principali categorie di Etf obbligazionari evidenziano performance nei primi tre mesi e mezzo di quest’anno tra il +2,1% dei governativi euro e il +9,2% degli high yield USA, passando per il 2,9% dei governativi USA, il 3% dei corporate euro, il 5,7% dei corporate USA, il 5,7% degli high yield euro e i 5,8% dei paesi emergenti.

UN GUADAGNO DEL 4,8% DA INIZIO ANNO

E allora come mai gli investitori obbligazionari statunitensi dovrebbero essere preoccupati dell’andamento dei bond inflation linked? Questa specifica categoria di Etf, che ha messo a segno un +4,8% da inizio anno e che replica l’andamento dei prezzi dei titoli protetti dall’Inflazione del Tesoro (Tips, Treasury Inflation-Protected Security), è salita costantemente nel 2019, tra le voci che la Federal Reserve potrebbe astenersi dal perseguire una politica monetaria restrittiva quando il carovita supererà l’obiettivo del 2%. Sebbene il calo da inizio anno dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA, compresa una breve inversione della curva (con i tassi a 3 mesi che hanno superato quelli a 10 anni), segnali di ripresa dei prezzi al consumo non se ne vedono all’orizzonte.

GLI ANALISTI DI DEUTSCHE BANK

Tuttavia, come hanno sottolineato gli analisti di Deutsche Bank, se la politica della Fed è ora orientata a raggiungere il superamento dell’obiettivo dell’inflazione al 2%, i breakeven (il differenziale di rendimento tra i titoli del Tesoro USA tradizionali e i Tips) dovrebbero ampliarsi. Ora, se i tassi a lungo USA restano fermi o, come successo da inizio anno, scendono, il rendimento dei Tips deve scendere in modo più pronunciato mentre i loro prezzi, che si muovono in direzione opposta dei rendimenti, sono destinati a salire ulteriormente.

SE L’OBIETTIVO INFLAZIONE DELLA FED E’ FLESSIBILE

Le considerazioni degli analisti, che gli investitori obbligazionari farebbero bene a non trascurare, sono focalizzate sulle recenti discussioni tra i membri senior della Fed che prevedono di introdurre l’obiettivo di inflazionare come media al 2% invece di fissare tale soglia come un tetto massimo: in altri termini, i prezzi al consumo potrebbero anche superare temporaneamente l’obiettivo del 2% per bilanciare le volte in cui si attestano al di sotto di tale livello.

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GUAI PER I POSSESSORI DI BOND A TASSO FISSO

Resta il fatto che un maggior costo della vita costituisce un guaio per i possessori di bond a tasso fisso in circolazione, ovvero alla maggior parte degli investitori obbligazionari: convinti che la banca centrale USA resterà ferma finché l’inflazione non si attenua, potrebbero invece subire i contraccolpi del mercato che magari si mette a scontare aspettative di prezzi al consumo maggiori.

MAGGIORI ASPETTATIVE DI INFLAZIONE

E a proposito di aspettative di inflazione si registra nelle ultime settimane un lieve incremento proprio in questa direzione. Il tasso di pareggio (breakeven) dei titoli con scadenza 2024 ha guadagnato circa 11 punti base (+0,11%), portandosi dall’1,97% del 27 marzo all’attuale 2,05%. Certo si tratta di un incremento piuttosto modesto e, peraltro, perfettamente in linea con il valore target della Fed (2%) ma anche i prezzi al consumo e i quelli all’ingrosso hanno mostrato aumenti mentre il mercato del lavoro in salute potrebbe spingere le richieste salariali e l’aumento delle quotazioni del petrolio fare il resto.

COSA CONSIGLIANO I GRANDI ASSET MANAGER

Non a caso, i grandi asset manager internazionali come Pimco e BlackRock si dichiarano favorevoli per il resto dell’anno sui titoli protetti dall’Inflazione USA (Tips) mentre alcuni asset manager non escludono un modesto rimbalzo dell’inflazione negli Stati Uniti: andamento che sarebbe come fumo negli occhi per la maggior parte degli investitori obbligazionari. Che fare? Dal momento che gli inflation linked non sono attualmente più cari rispetto agli altri bond in circolazione, una quota del 10% nell’intero portafoglio può costituire una scelta appropriata per cautelarsi da future tensioni sui prezzi al consumo.

G0d4ather / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
18 Aprile 2019
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