Attese & Mercati – Settimana dal 25 febbraio 2019

Powell va davanti al Congresso con il compito difficile di spiegare perché il mercato sale mentre l’economia rallenta. La classifica molto asiatica ma con qualche sorpresa delle 10 economie che cresceranno di più nei prossimi 10 anni

CONTO ALLA ROVESCIA PER LA GUERRA DEI DAZI

La crescita delle economie emergenti a traino asiatico è sicuramente un trend di lungo se non lunghissimo periodo che però può subire accelerazioni o frenate per cause contingenti. Uno di questi passaggi è la trattativa commerciale tra America e Cina che sembra avviata verso una conclusione positiva dopo che Trump, con un tweet, ha sospeso la scadenza di venerdì primo marzo, quando sarebbero scaduti i 90 giorni di tregua concordati tra Trump e Xi al G20 di Buenos Aires il primo dicembre scorso. L’accordo sembra a portata di mano ed eviterebbe così di far scattare un raddoppio dei dazi americani al 25% su beni importati dalla Cina per 200 mld di dollari. Un colpo che avrebbe potuto penalizzare la Cina e le altre economie asiatiche in un momento non felicissimo. Settimana scorsa è uscita la stima flash del Pmi manifatturiero giapponese di febbraio che ha visto il livello di attività in area contrazione per la prima volta da quasi tre anni. Nei prossimi giorni tocca a tutte le altre economie asiatiche dove il Pmi già viaggia in ordine sparso poco sopra o poco sotto quota 50, che separa appunto contrazione e espansione dell’attività manifatturiera.

POWELL DEVE COMPORRE UN PUZZLE DIFFICILE DAVANTI AL CONGRESSO

Non sarà facile per il capo della Fed proporre a Rappresentanti e Senatori americani un quadro coerente di cosa succede nell’economia e sui mercati nella sua audizione del 26 e 27 febbraio. I dati, dal Pmi al Pil del quarto trimestre, che esce in ritardo il giorno dopo la conclusione delle audizioni di Powell causa lo shutdown governativo, puntano al rallentamento della crescita, con un’inflazione che continua a ristagnare. Intanto gli indicatori di fiducia, da quello della Fed di Filadelfia al Conference Board, viaggiano ai minimi dal 2016. La crescita dell’ultimo quarto del 2018 è attesa al 2,4% e potrebbe rallentare ancora nel primo del 2019, come segnala il Pmi flash di febbraio che del Pil rappresenta un buon anticipatore, come si vede dalla chart qui sotto.

Pmi flash di febbraio (Fonte: Thomson Reuters Datastream)
Pmi flash di febbraio (Fonte: Thomson Reuters Datastream)

Il mercato azionario racconta invece una storia diversa, da inizio anno ha messo a segno una crescita robusta e senza esitazioni e alcuni indicatori viaggiano ai massimi di sempre. Tra questi Investing.com segnala la Advance/Decline line, vale la linea che su un grafico traccia nel tempo la differenza tra acquisti e vendite sullo S&P 500 e che mercoledì 20 febbraio ha toccato il massimo di sempre. Sono solo ricoperture, come ipotizziamo in Caffè Scorretto? O magari Wall Street sta anticipando un recupero dell’economia che i dati ancora nascondono? Proprio la caduta del mercato aveva spinto Powell a mettersi in pausa a dicembre. Sarà un’audizione da ascoltare con grande attenzione.

LA CRESCITA FUTURA ABITA IN ASIA, POLONIA SPOT EUROPEO

Il Sudafrica doveva guidare la riscossa economica del continente più arretrato, ma si deve accontentare del decimo posto nella classifica di Oxford Economics pubblicata da Business Insider delle 10 economie destinate a crescere di più nei prossimi 10 anni. E’ anche l’unica africana, con solo due compagni di viaggio non asiatici: il Cile che occupa l’ottavo posto e, a sorpresa, precede la Polonia che occupa il nono, unica tra le europee, che da quando è entrata nella UE mantiene un rispettabile passo di crescita al 2,5% annuo. Il resto è Asia con l’India protagonista al primo posto, seguita da Filippine e Indonesia. La Cina è solo al quarto posto, anche perché le sue dimensioni ormai da economia quasi sviluppata non le consentono di mantenere la velocità con cui crescono altri emergenti. Al quinto posto la Malaysia seguita, altra sorpresa, dalla Turchia, che la scorsa estate molti davano quasi per spacciata per la combinazione di inflazione a due cifre e moneta in caduta libera. Al settimo posto ci si poteva aspettare la Corea o il Vietnam, e invece c’è la Thailandia, che viaggia al 3% e fa l’11% del PIL con il turismo.

jxfzsy / Royalty-free / Getty Images


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25 Febbraio 2019
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