Attese & Mercati – Settimana dal 20 maggio 2019

di Redazione

Mentre l’Europa si prepara al voto, in Italia è già partito il “toto” del dopo, e rispunta il nome di Draghi. Nuove indicazioni da Fed e Bce su inflazione e stato dell’economia.

EUROPA AL VOTO MA IN ITALIA SI PENSA GIA’ AL DOPO

Mentre l’Europa si prepara a votare, da giovedì 23 a domenica 26, in Italia ci si esercita a immaginare scenari per il dopo elezioni. Una volta finita la campagna elettorale e archiviata l’esigenza di raccogliere più consensi possibile, i due partner litigiosi della coalizione di governo torneranno ad abbracciarsi come nel famoso ‘mural’ apparso a Roma che ritraeva Salvini e Di Maio avvinghiati subito dopo il voto dello scorso marzo? Oppure, chi dei due raccoglierà più voti vorrà passare alla cassa e capitalizzare il risultato con elezioni anticipate, magari già a ottobre o al più tardi a marzo? O ancora, se lo spread dovesse continuare a correre anche dopo le elezioni europee spunterà un salvatore della Patria capace di risparmiare all’Italia un’altra crisi come quella del 2011-12?

IL NOME

Nelle stanze della politica si sussurra il nome del numero uno di una grande banca, ma quello più gettonato è sicuramente Mario Draghi, che a novembre deve lasciare la guida della Bce. Draghi è un pò come Garibaldi, un eroe capace di mettere d’accordo tutti, da destra a sinistra. Ha già salvato una volta l’euro e anche l’Italia con il suo “whatever it takes” a luglio del 2012. E ora il capo di Forza Italia Berlusconi ne ritira fuori il nome. Non sarebbe la prima volta che riesce a sfilare Draghi dal campo avverso. A dicembre del 2005 lo nominò governatore della Banca d’Italia anche per evitare che Prodi lo ingaggiasse come ministro dell’Economia nel governo che stava preparando per il dopo elezioni che avrebbe vinto a marzo del 2006.

IN ATTESA DI SEGNALI DI FUMO DA BCE E FED

Chi è alla ricerca di spunti sulla politica monetaria in Europa e in America avrà una settimana intensa. Mario Draghi parla in pubblico almeno un paio di volte in settimana, come altri membri importanti del Board della Bce, che giovedì 23 pubblica anche il Bollettino Economico e i verbali dell’ultima riunione del 9-10 aprile. Tante parole e tanti numeri da studiare e passare al microscopio. Il giorno prima a Washington escono i verbali dell’ultima riunione della Fed, quella tenuta a cavallo di aprile-maggio, da cui potrebbe emergere che nelle stanze della banca centrale americana non si parla solo di modellini macro ma anche di guerra dei dazi. Finora le parole “tariffe” e “commercio” sono state assenti dalle comunicazioni della Fed, magari questa volte Jay Powell & Co. escono allo scoperto. Venerdì 24 maggio poi la Fed di Atlanta pubblica l’aggiornamento della stima del Pil nel secondo trimestre contenuta nell’ormai famoso “GDPNow”. L’ultima risale al 16 maggio e puntava a una crescita reale modesta di solo l’1,2%.

E DEI DATI FLASH DEGLI INDICI PMI IN EUROPA E IN USA

Il 23 maggio è un giorno da segnare sul calendario anche perché escono le stime flash degli indici Pmi compositi in Europa e Stati Uniti, quelli che misurano il livello di attività dei settori manifatturiero e dei servizi. Se sono sopra 50 vuol dire espansione, sotto contrazione. La componente manifatturiera è quella che dà più preoccupazione nell’Eurozona: ad aprile l’indice era a 47,9 con la Germania nella parte insolita del vagone di coda a 44 punti. Il consenso raccolto da Reuters per maggio punta a 48,2 per l’Eurozona e a 45 per la Germania, lieve miglioramento ma sostanzialmente una lettura deprimente, anche se di recente il dato del Pil tedesco ha indicato un ritorno al segno più nel primo trimestre del 2019. L’economia globale, come si vede nel grafico qui sotto, resta nel complesso in area espansione, ma sui livelli più bassi degli ultimi due anni.

INDICE PMI COMPOSITO GLOBALE DI JP MORGAN
INDICE PMI COMPOSITO GLOBALE DI JP MORGAN

Rawf8 / iStock / Getty Images Plus


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20 Maggio 2019
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