Attese & Mercati – Settimana dal 12 agosto 2019

di Redazione

Se l’economia globale tiene e quella Usa continua bene potrebbe uscirne una forte congiuntura sostenuta dall’allentamento monetario. Ma c’è chi vede il rischio del dollaro forte esacerbato dalle guerre valutarie. La scommessa solare di SoftBank nelle sabbie mobili saudite

QUEL CHE RESTA DEL 2019 POTREBBE ANCHE RISERVARE SORPRESE POSITIVE

Il 2019 ha già dato il meglio di sé nei primi sette mesi? Oppure quello che resta potrebbe riservare qualche sorpresa positiva? A guardare il calendario lo scenario è misto: il primo settembre dovrebbero scattare le nuove tariffe del 10% sull’import cinese promesse da Trump, poi il 12 e il 18 dello stesso mese ci sono Fed e Bce con attese quasi unanimi di nuovo allentamento in arrivo, dal primo ottobre torna il tormentone dello shutdown del governo americano, poi le trimestrali prima in America e a seguire in Europa, e a fine ottobre scade il termine per trovare un accordo sulla Brexit. Sull’Italia non ci sono ancora date, ma c’è una certezza: di qui a fine anno il Tesoro deve collocare 125 miliardi lordi di debito, dopo essere riuscito a piazzarne a un costo un po’ alto ma non insostenibile 284 miliardi da inizio 2019. Le sorprese negative possono arrivare dal fronte dei dazi, della guerriglia valutaria, delle tensioni nel Golfo, della Brexit e dagli sviluppi della crisi italiana. Quelle positive da una congiuntura di banche centrali che in tutto il mondo continuano ad allentare e di un’economia globale che tutto sommato tiene, con l’America che continua su un sentiero di crescita robusta sostenuta dai consumi, in assenza totale di inflazione. Il secondo scenario consiglierebbe di approfittare di possibili ulteriori correzioni agostane, soprattutto a Wall Street.

MA C’È UN RISCHIO CHE SI CHIAMA DOLLARO FORTE

C’è chi vede meno rosa e indica nel dollaro forte il vero fattore destabilizzante che potrebbero trasformare in una coda avvelenata quello che resta dell’anno. È il caso di Raoul Pal, ex manager dell’hedge fund GLG che si è fatto come diversi altri una reputazione a Wall Street per aver correttamente previsto, e averne tratto congruo profitto, la crisi del 2008-09. In un’intervista a MarketWatch ha dichiarato che mercati e economie si trovano oggi nella situazione di più elevata fragilità dai tempi della crisi dell’eurozona del 2012 e forse anche dall’inizio della Grande Recessione nel 2008. La ragione si chiama forza del dollaro, indirettamente sostenuta dall’azione delle banche centrali che in tutto il mondo, come hanno fatto nei giorni scorsi quelle di India, Tailandia e Nuova Zelanda, abbassano i tassi spingendo le rispettive valute al ribasso rispetto al biglietto verde, neutralizzando così in qualche modo la politica della Fed diventata accomodante. Secondo le misurazioni della Fed, riportate nel grafico cui sotto, rispetto alle altre valute del pianeta il dollaro a fine luglio era ai massimi addirittura dal 2002. Secondo alcuni è un’evoluzione della guerra dei dazi diventata guerriglia valutaria, un passaggio sancito dalla svalutazione dello yuan cinese oltre la soglia di 7 per dollaro.

Dollaro vs le altre valute globali ponderato per gli scambi. Recessioni in grigio (Fonte: Federal Reserve System)
Dollaro vs le altre valute globali ponderato per gli scambi. Recessioni in grigio (Fonte: Federal Reserve System)

I SOGNI SOLARI DI SOFTBANK ARENATI NELLA SABBIA SAUDITA?

Non sempre le visioni di Masayoshi Son, il leggendario fondatore di SoftBank Group che ha da poco annunciato il lancio del nuovo fondo da oltre $100 mld Vision 2 per puntare sull’intelligenza artificiale, dopo aver infilato una serie straordinaria di successi dagli anni ’90 in poi, sta facendo più fatica del previsto nel portare avanti la sua scommessa sull’energia solare. La promessa era di far partire investimenti per centinaia di mld di dollari in mega progetti di energia solare in Arabia Saudita, India e altrove, con l’obiettivo di generare 220 gigawatt di capacità solare entro il 2030, un’enormità, la metà di quanto viene oggi prodotto in tutto il pianeta. Alla scadenza mancano ancora più di 10 anni, ma i passi avanti fatti sinora sono decisamente modesti: contratti per soli 3 gigawatt in India e ancora nessuno in Arabia. Lo riporta il WSJ citando la crescita dei costi, soprattutto fiscali e tariffari, e la conseguente riduzione dei ritorni attesi. Ci sarebbe anche un problema più generale: mentre nel settore high-tech le grandi scommesse pagano perché hanno effetti distruttivi sull’esistente, nell’energia è diverso. Al 2030 manca ancora tanto, e la scommessa di Masayoshi è da seguire con attenzione: se dovesse farcela potrebbe segnalare una svolta che cambia tutto.

DavidLeshem / iStock / Getty Images Plus


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12 Agosto 2019
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