Le sorprese del 2018: Bund tra i vincitori, male azioni e commodity

Gli esperti di Euromobiliare Sgr analizzano gli eventi inattesi dell’anno appena concluso che hanno influenzato i mercati

Parafrasando la didascalia obbligatoria negli opuscoli dei prodotti finanziari che recita ‘la performance ottenuta in passato non è indicativa dei rendimenti futuri’ si potrebbe affermare che gli andamenti dei mercati finanziari non costituiscono nessuna previsione per il futuro. “Tuttavia ripercorrere le tante sorprese che hanno costellato il 2018 dei mercati finanziari consente di approfondire la situazione attuale con la quale gli investitori dovranno continuare a confrontarsi nei prossimi mesi” fanno sapere gli esperti di Euromobiliare Sgr.

IL BUND TEDESCO TRA I VINCITORI DEL 2018

La principale sorpresa è stata proprio quella relativa alle performance finali annue che vedono le asset class rischiose (azioni, credito e mercati emergenti) sul banco dei perdenti e i governativi ‘core’ su quello dei vincenti. Il bund tedesco, in particolare, sembrava chiamato a soffrire a inizio 2018 per tutta una serie di fattori ostativi: dall’economia domestica surriscaldata al tapering della BCE fino al rendimento offerto, praticamente nullo. Invece l’avversione al rischio degli investitori che si è manifestata nel corso dei mesi, e che si è ampliata in corrispondenza del braccio di ferro tra l’Italia e la Commissione Ue sul bilancio 2019, ha gettato le basi per un apprezzamento dei prezzi dei titoli di stato tedeschi.

IL RISCHIO ITALIA

A proposito di Italia, all’interno del lungo elenco dei rischi politici dell’anno appena archiviato, proprio la situazione italiana, con l’inattesa coalizione Lega – 5Stelle uscita dalle urne, ha ingenerato serie preoccupazioni sulla tenuta dei conti pubblici, puntualmente riflesse dallo spread (differenziale di rendimento dei BTP rispetto ai Bund tedeschi) sopra i 300 punti base (+3,0%) per i titoli decennali, con ripercussioni negative sul settore finanziario.

UNO SLOW DOWN QUASI SINCRONIZZATO

Sul fronte macroeconomico, invece, il 2018 ha visto la rapida e costante migrazione da un contesto di crescita economica globale sincronizzata ad un slow down ‘quasi’ altrettanto sincronizzato. Infatti, il rallentamento, non è stata una sorpresa di per sé quanto la sua ampiezza ed intensità che ha investito in rapida successione, prima l’area emergente per poi materializzarsi in Europa, in Giappone ed infine in America.

Video – Tutte le sorprese del 2018

Tutte le sorprese del 2018

BORSE RAPPORTO P/E AL DI SOTTO DEI MINIMI DEL 2015-2016

Un quadro economico, quello che ritroviamo a inizio 2019, che ha alimentato i timori circa un forte rallentamento se non addirittura di una imminente recessione trascinando i multipli del comparto azionario ad un livello, in termini di rapporto prezzo/utili (p/e) inferiore a quello registrato all’apice della crisi 2015-16. Certo, il punto in cui si trova attualmente il ciclo dopo oltre nove anni di espansione comporta una contrazione delle valutazioni azionarie ma, forse, la combinazione di alcuni fattori, oltre alla perdita di momentum macro, ha generato una reazione eccessiva da parte dei mercati.

POLITICA MONETARIA DELLA FED

Tra gli aspetti che hanno determinato la forte avversione al rischio degli ultimi mesi figura, senza dubbio, la politica monetaria restrittiva americana che, complice una dinamica di crescita statunitense superiore alla media del resto del mondo (almeno per la prima parte del 2018), ha rafforzato il dollaro. Un movimento che ha avuto impatti negativi significativi sull’universo valutario soprattutto (ma non solo) emergente. La Federal Reserve, inoltre, ha iniziato a ridurre il proprio bilancio determinando una contrazione della liquidità in dollari.

DELUSIONE ANCHE DALLE COMMODITY

Infine, meritano una menzione pure le materie prime. “Di solito, in una fase tardo-ciclica come quella attuale, le commodity tendono ad essere favorite rispetto alle altre asset class e, per questa loro peculiarità, dovrebbero contribuire alla diversificazione di portafoglio. Tuttavia, il mix micidiale di un biglietto verde forte e del rallentamento economico si è dimostrato fatale dapprima per metalli industriali e successivamente per il petrolio” concludono i professionisti di Euromobiliare Sgr.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Euromobiliare Asset Management

ThomasSaupe / E+


FinanciaLounge
8 gennaio 2019
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