Quarto trimestre: investitori alla ricerca di dati macro più incoraggianti

di Redazione

Mentre il terzo trimestre, pur tra alternanze tra risk-off e risk-on, ha visto le asset class chiudere in positivo, nell’ultima parte dell’anno il flusso di aggiornamento sull’economia globale influenzerà il trend dei mercati

Il quarto trimestre inizia con gli investitori ancora indecisi sull’approccio da assumere per le scelte di portafoglio. Una esitazione più che legittima alla luce del continuo alternarsi di fasi di risk on (propensione al rischio favorevole alle asset class più volatili come azioni, obbligazioni societarie e mercati emergenti) e periodi di risk off (inclinazione alla prudenza) che si sono materializzate nel corso del terzo trimestre.

A SETTEMBRE BRILLA L’ITALIA

Tre mesi, quelli da luglio a settembre, in cui i mercati finanziari hanno chiuso con un bilancio in territorio positivo per tutte le asset class con performance peraltro abbastanza omogenee. “Le eccezioni sono state, in negativo, quella relativa all’azionario dei mercati emergenti, penalizzato dalla forza del dollaro, e, in positivo, l’Italia. Gli asset finanziari domestici, in particolare i Btp, hanno infatti capitalizzato le prospettive per la formazione del nuovo governo, che hanno permesso di ridurre il premio richiesto per il rischio di uscita dall’euro”, specificano gli esperti di Euromobiliare Sgr.

MOLTEPLICI FONTI DI PERICOLO

Resta il fatto che le stesse dinamiche che hanno condizionato l’andamento dei mercati nel corso del terzo trimestre continuano a persistere. Si tratta, sul versante di quelle che esercitano instabilità sui mercati, delle molteplici fonti di pericolo sul fronte geopolitico, e cioè dalla guerra commerciale all’incertezza della Brexit, dai disordini di Hong Kong alle tensioni tra Washington e Teheran, acuitesi dopo gli attacchi agli impianti petroliferi sauditi.

IL SUPPORTO DELLE BANCHE CENTRALI

Focolai di tensione che vanno a sovrapporsi alla debolezza del settore manifatturiero, che rende il quadro macroeconomico preoccupante. Nell’elenco delle dinamiche che invece sostengono il ciclo e i mercati figurano gli incoraggianti dati del settore immobiliare statunitense, che sembra finalmente beneficiare della pronunciata discesa dei tassi degli ultimi 12 mesi. Anche se il supporto maggiore resta sempre quello assicurato dalle politiche monetarie sempre più accomodanti messe in campo dalle principali banche centrali.

Un terzo trimestre movimentato

Un terzo trimestre movimentato

ISM MANIFATTURIERO AMERICANO

Un quadro nel quale gli aggiornamenti sui dati macroeconomici assumono un ruolo sempre più rilevante. A questo proposito, i professionisti di Euromobiliare Sgr segnalano questa settimana due appuntamenti importanti per martedì 1 ottobre. Il primo è quello relativo all’Ism manifatturiero statunitense di settembre, indice che, secondo le previsioni degli esperti di Euromobiliare Sgr, dovrebbe risalire leggermente sulla scia di dati regionali misti, archiviando il dato di agosto posizionatosi al di sotto della soglia di espansione per la prima volta dal 2016.

INFLAZIONE AREA EURO DI SETTEMBRE

L’altro appuntamento, in area euro riguarda invece il dato preliminare di inflazione relativa al mese di settembre. “L’indice headline – che comprende tutte le componenti del costo della vita – dovrebbe mostrare un lieve calo sulla scia della diminuzione su base annua del prezzo del petrolio. L’indice core – depurato delle voci di beni alimentari ed energetici – al contrario è previsto in modesta accelerazione grazie alla componente servizi”, stimano i professionisti di Euromobiliare Sgr.

GIOVEDÌ 3 L’ISM NON MANIFATTURIERO STATUNITENSE

Gli esperti della Sgr, relativamente all’Ism non manifatturiero Usa (la cui diffusione è prevista per giovedì 3 ottobre), si aspettano un valore prossimo a 55, inferiore a quello di agosto ma comunque in linea con la media registrata in questo ciclo.

VENERDÌ 4 AGGIORNAMENTO DATI SUL MERCATO DEL LAVORO USA

Il giorno successivo, venerdì 4 ottobre, sarà infine la volta dei dati di aggiornamento sul mercato del lavoro statunitense. “Riteniamo che il tasso di disoccupazione verrà confermato al 3,7%, livello che riflette la stima di consenso del numero di nuovi posti di lavoro mensili creati, pari a 140mila unità. Un aspetto da tenere sotto osservazione sarà la crescita delle retribuzioni che non dovrebbe discostarsi dal +3,2%, un livello che fino ad ora non ha generato pressioni inflazionistiche”, concludono gli esperti di Euromobiliare Sgr.

monsitj / iStock / Getty Images Plus


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1 Ottobre 2019
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