Ipotesi elezioni anticipate in Italia, un rischio per i mercati?

Nonostante la schiarita delle scorse settimane, secondo Barthels (Ethenea) sul tavolo ci sono molte questioni aperte. Tra queste il timore dei mercati per le elezioni anticipate in Italia

Effetto shutdown sul Pil Usa, incognita Brexit ancora irrisolta, dati poco incoraggianti da Cina e Germania e soprattutto il rischio elezioni anticipate in Italia. Prendendo spunto dal report dell’agenzia di rating Fitch, che ha ventilato l’ipotesi di voto anticipato per l’Italia, Guido Barthels, portfolio manager di Ethenea, mette in fila gli indizi che fanno intravedere una fase di debolezza dell’economia globale e invita a guardare oltre la schiarita di gennaio.

IL FATTORE BANCHE CENTRALI

Pur non ritenendo che ci sia una recessione dietro l’angolo, Barthels crede che i problemi sul tavolo, alla lunga, andranno a incidere sulle performance dei mercati. Anche se, spiega lo stesso esperto di Ethenea, le banche centrali “potrebbero mostrarsi disposte a prolungare ancora un po’ la più lunga fase di espansione economica della storia, seguendo l’esempio della Federal Reserve”.

RISCHIO ELEZIONI ANTICIPATE IN ITALIA

L’attenzione degli analisti di Ethenea si concentra in particolare sull’Italia “in recessione tecnica” e che rischia di andare a nuove elezioni “a causa delle tensioni di governo” su Tav, caso Diciotti e dopo il risultato delle elezioni in Sardegna, che sembrano aver spostato la bilancia dei voti dalla parte della Lega. Ma se i dati economici non sorridono all’Italia, non può festeggiare neanche la Germania che ha ridotto le stime di crescita per il 2019 dall’1,8% iniziale all’1%.

Ethenea: “Riforme improbabili, Italia in difficoltà nel 2019”

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UN NUOVO FRONTE PER I DAZI

Senza dimenticare, poi, il rallentamento della Cina e il rischio che il Ministero del Commercio Usa imponga tariffe doganali del 25% sulle auto importate dall’Unione europea. Una scelta che andrebbe a pesare soprattutto sull’industria tedesca e aprirebbe un nuovo fronte dopo il disgelo con la Cina sulla questione dazi commerciali.

LA SCHIARITA DI GENNAIO

A gennaio le turbolenze politiche hanno lasciato poche tracce sui mercati. I listini azionari si sono ripresi dai minimi di dicembre. Dunque, secondo gli analisti di Ethenea, i timori di recessione sui mercati dei tassi sembrano per ora scomparsi, gli spread delle obbligazioni societarie di qualità più elevata continuano a scendere rispetto ai precedenti massimi e anche il forte calo dei titoli high yield sembra aver esaurito il suo corso.

L’IMPATTO DELLA FED

Tuttavia, la banca centrale statunitense ha portato a “neutrale” il proprio orientamento nel corso della sua prima riunione del 2019. Il prossimo intervento sui tassi, sintetizza Barthles, potrà pertanto consistere tanto in un rialzo quanto in un ribasso.

POWELL PUT

“Il cosiddetto Powell put (una Federal Reserve pronta a intervenire in caso di rallentamento dell’economia, ndr) si è rivelato efficace, nel senso che la banca centrale ha apparentemente fatto un favore ai mercati azionari”, conclude Barthels. “La Federal Reserve ha però individuato una fase di debolezza nella crescita. Diversi indicatori, come il “Purchasing Manager Index”, confermano tale ipotesi”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Ethenea

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1 Marzo 2019
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