Tra gli investitori c’è più consenso che dissenso

Il conto alla rovescia è già iniziato: a partire dal 17 ottobre, secondo quanto nei giorni scorsi dichiarato dal Segretario al Tesoro USA Jacob Lew, gli Stati Uniti andranno in default. In altri termini, gli USA, per la prima volta nella storia, non saranno in grado di fare fronte ai propri debiti. Un’eventualità che lo stesso Lew ha definito “catastrofica”.

Gli investitori snobbano il default USA
Come sottolinea Anja Hochberg, Managing Director, CIO Europe & Switzerland di Credit Suisse, nella nota settimanale “CIO office”, “gli investitori sembrano meno preoccupati rispetto alla Segreteria al Tesoro, almeno a giudicare dalla mancanza di ansia evidente nel trading. Ciò probabilmente perché non è la prima volta che gli Stati Uniti si trovano in questa situazione”. Insomma, gli investitori “sono convinti che gli stati Uniti il 17 ottobre avranno abbastanza liquidità in cassa per evitare l’insolvenza”.

Accordo su tutti i maggiori temi finanziari del momento
In ogni caso, taglia corto Hochberg, “non si può fare a meno di notare che gli investitori sembrano essere d’accordo su tutti i maggiori temi finanziari e macroeconomici del momento”. E quindi la crescita economica americana dovrebbe attestarsi di nuovo al 3%, la Cina dovrebbe evitare l’hard landing (ossia un “atterraggio duro” dell’economia con una forte contrazione della crescita) e la Fed dovrebbe cominciare a mettere un freno all’acquisto di bond nei prossimi mesi/settimane, avviando così il cosiddetto “tapering”.

I prezzi già riflettono queste aspettative
“I più – osserva ancora l’esperta di Credit Suisse – credono che ciò significhi che sarà sempre più difficile guadagnare con le obbligazioni, che le azioni sono un must da tenere in portafoglio e che il dollaro performerà bene. E noi concordiamo con gran parte di questi punti. Eppure, la nostra asset allocation tattica è al di sotto della linea neutrale più di quanto lo sia stata negli ultimi anni”. Il motivo, spiega Hochberg, è che “lo scenario sopra descritto rappresenta il quadro strategico generale, che noi condividiamo”. Ma al contempo, e qui si arriva al secondo punto, “pensiamo che i prezzi già riflettano questa situazione, almeno per il breve termine”. E la terza motivazione si deduce dall’andamento dell’Economic Surprise Index.




FinanciaLounge
3 Ottobre 2013
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