Europa, le incertezze politiche rendono la BCE più flessibile

Come ha detto Draghi, esiste un mix di fattori che induce a nutrire ancora fiducia nelle prospettive dell’economia, ma che invita a una maggiore prudenza. Anche alla luce di Brexit, gilet gialli e Italia

L’ultima riunione del 2018 della BCE ha registrato toni accomodanti. In un contesto nel quale i rischi sulle aspettative di crescita restano ‘ampiamente bilanciati’ ma, al contempo, esiste la minaccia di pericoli ribassisti legati alla persistente incertezza macroeconomica e politica globale, la banca centrale europea ha limato sia le previsioni sul PIL 2019 (dall’1,8% all’1,7%) e sia quelle sull’inflazione (dall’1,7% all’1,6%), mantenendo invariate invece quelle per il 2020. Inoltre Draghi ha confermato un periodo prolungato di reinvestimenti dei titoli in portafoglio anche dopo il primo rialzo dei tassi e non ha escluso possibili iniezioni di rifinanziamento a lungo termine nel sistema nei prossimi mesi. Insomma, se le prospettive di crescita restano positive (sebbene leggermente ridimensionate) l’istituto centrale europeo opta per una maggiore prudenza e flessibilità anche alla luce delle incertezze politiche sia a livello globale e sia, in particolare, in Europa.

I GILET GIALLI DI PARIGI

Nel Vecchio Continente c’è peraltro da registrare una nuova fonte di pericolo potenziale: i gilet gialli di Parigi. “In Francia, il presidente Macron è stato costretto a fare alcune concessioni in materia di bilancio, sebbene sia difficile prevedere se saranno sufficienti a ristabilire un clima sociale più tranquillo” puntualizzano gli esperti di AMUNDI nel loro ultimo Weekly Market Review.

Brexit, incertezza sui mercati anche in caso di accordo

Brexit, incertezza sui mercati anche in caso di accordo

LE INSIDIOSE ELEZIONI DI MAGGIO 2019

Resta il fatto che il deficit di bilancio per il 2019 della Francia è ora proiettato oltre la soglia limite del 3% e, sebbene possa trattarsi di un evento temporaneo, non contribuirà certo a favorire la fiducia tra i governi europei. Soprattutto in vista del 2019 che prevede le insidiose elezioni, per la probabile forte contrapposizione tra le forze pro Europa e quelle euroscettiche, che si terranno a maggio per eleggere il nuovo Parlamento europeo.

Verso una fine d’anno densa di dubbi e preoccupazioni

Verso una fine d’anno densa di dubbi e preoccupazioni

RIAVVICINAMENTO TRA ITALIA E UE

A poco è servito (se non a riportare lo spread italiano in area 270 punti base) il riavvicinamento tra le posizioni della Commissione europea e l’Italia sul bilancio 2019: a tenere banco resta ancora la Brexit. Infatti, nonostante l’accordo raggiunto tra la Ue e il Regno Unito lo scorso 25 novembre non c’è giorno in cui accada qualcosa che scompagini le carte in tavolo.

LA VOLATILITA’ POLITICA TERRA’ BANCO ANCHE NEL 2019

“Siamo ancora convinti che un accordo possa essere ratificato, ma siamo meno fiduciosi di prima. In tutti i casi è più probabile è che il Regno Unito non lascerà l’UE nel marzo 2019 e che il clima di incertezza proseguirà oltre questa data” sostengono i professionisti di AMUNDI. Come dire che gli investitori farebbero bene a munirsi di molta prudenza in quanto, nonostante la ripresa economica sia destinata a proseguire, la volatilità politica europea continuerà a restare un tema centrale.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte dei contenuti e dei dati sono stati gentilmente concessi da Amundi




FinanciaLounge
19 dicembre 2018
Partner
Top