Banche: meglio puntare sulle obbligazioni che sulle azioni

di Redazione

Per AllianceBernstein, in un settore bancario alle prese con il recupero di redditività, le prospettive migliori le hanno gli obbligazionisti

Le banche europee sono state pesantemente penalizzate dalla crisi finanziaria globale e oggi appaiono a metà del loro percorso di recupero: risanata la situazione patrimoniale, riducendo i crediti in sofferenza e rafforzando le dotazioni di capitale, sono ora chiamate ad aumentare la redditività, compito non facile se si guarda ai ridotti tassi di interesse, alla debolezza dell’economia dell’Eurozona e all’appiattimento della curva dei rendimenti. “A dispetto di questa congiuntura dal sapore ‘invernale’ – scrive Steve Hussey, Head Financial Institutions Credit Research di AllianceBernstein – gli investitori azionari più esperti riescono ancora a trovare buone opportunità su cui puntare, mentre gli investitori obbligazionari possono beneficiare a nostro parere del miglior equilibrio possibile tra rischio e rendimento, soprattutto in alcune specifiche obbligazioni subordinate”.

UN PROBLEMA DI REDDITIVITÀ

Mentre in passato le banche hanno sempre compensato le pressioni alla loro redditività con tagli dei costi, oggi la maggior parte di esse è sollecitata a investire, soprattutto sulla digitalizzazione, fondamentale per ridurre i costi e migliorare l’esperienza dell’utente. Allo stesso tempo, osserva Hussey, le banche devono far fronte alla minaccia rappresentata dai nuovi competitor tecnologici e dalle cosiddette challenger bank, mentre la direttiva sui servizi di pagamento (PSD2), aprendo alla concorrenza gli accessi ai dati dei clienti e alle infrastrutture di pagamento delle banche, favorisce il potenziale ingresso sul mercato di colossi come Google, Apple, Facebook o Amazon.

PROSPETTIVE MIGLIORI PER GLI OBBLIGAZIONISTI

“Siamo convinti che questo scenario fosco riguardi soprattutto il mercato azionario, almeno nel breve e medio periodo, in quanto gli investitori azionari sono più concentrati sulla redditività o sulla sua assenza. Per gli investitori obbligazionari questo è un problema minore”, è l’opinione dell’esperto di AllianceBernstein. Nel loro caso, fino a quando il risultato economico è positivo ed è sufficiente per coprire la modesta crescita dei volumi, la dotazione di capitale proprio delle banche non dovrebbe essere (molto) impoverita. Il capitale azionario è il “cuscinetto” tra gli investitori e una perdita potenziale e, dopo la crisi, le banche europee sono state impegnate a ricostruire queste dotazioni di capitale, riducendo al contempo il rischio nei propri bilanci, come dimostrano i risultati degli ultimi stress test.

L’ALLARME SUI RISCHI RISULTA ECCESSIVO

In AllianceBernstein si aspettano che, a meno di significativi shock sistemici, la qualità degli asset continui a fornire sostegno nel breve e medio termine, considerati i bassi tassi di interesse e la ridotta disoccupazione. In molte banche c’è una pressione da parte degli azionisti a restituire il capitale ritenuto in “eccesso” rispetto ai requisiti minimi, ma Hussey ritiene che le autorità di vigilanza terranno sotto controllo questa tendenza e insisteranno affinché le banche abbiano discreti buffer al di sopra di questi requisiti minimi. Quanto alle preoccupazioni rispetto alla possibile “giapponificazione” del sistema, una crescita cronicamente ridotta e deboli utili, dal punto di vista degli obbligazionisti, questa non è considerata necessariamente una brutta notizia: se le banche riescono a mantenere una buona situazione patrimoniale, senza peraltro forzare la propensione al rischio, potrebbero andare avanti per anni. anche se la crescita dei ricavi resta sottotono.

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I VANTAGGI DEI TITOLI BANCARI SUBORDINATI

Sia per gli investitori azionari sia per quelli obbligazionari, spiega Hussey, il segreto per ottenere rendimenti elevati nel settore è concentrarsi sulle banche con solide attività di commercial banking o retail banking a livello domestico, un andamento storico positivo in materia di gestione del rischio, una forte digitalizzazione e/o diversificazione geografica. In termini di rapporto rischio/rendimento, in AllianceBernstein ritengono che gli obbligazionisti si trovino in una posizione più vantaggiosa, in particolare sono considerati interessanti i titoli subordinati come quelli definiti Additional Tier 1, titoli il cui rimborso può avvenire solo se sono stati rimborsati i titolari di debiti senior, perché in grado di offrire rendimenti analoghi a quelli azionari, ma con una volatilità inferiore. Per sfruttare le qualità di questi particolari titoli obbligazionari, AllianceBernstein propone il comparto AB Financial Credit Portfolio , lanciato poco più di un anno fa. Nel dettaglio, questo portafoglio investe a livello globale nel settore del credito finanziario, che comprende istituti di credito, compagnie assicurative e altre società finanziarie. L’approccio è flessibile in modo da investire su tutta la struttura del capitale bancario, con una predilezione per il debito subordinato, tra cui AT1 e azioni privilegiate statunitensi. Un approccio che, fin dal lancio, ha saputo fare meglio del mercato, sia in contesti rialzisti che ribassisti, come testimonia l’interessante performance del comparto.

ilbusca / E+


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2 Agosto 2019
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