Gli investitori di lungo corso devono gestire i rischi e cogliere le opportunità

I mercati saranno sempre vulnerabili agli abbagli degli uomini ma nel contesto attuale occorre saper distinguere le infatuazioni dalle vere occasioni di acquisto.

Da maggio a fine giugno molti investitori si sono innamorati del mercato obbligazionario, facendo scendere i rendimenti e innescando un’ondata di vendite in quello azionario.

All’approssimarsi della fine di giugno questa specie di incantesimo si è rotto, con la conseguente impennata dei rendimenti nel momento in cui gli investitori hanno realizzato che il mercato obbligazionario non era poi così attraente come pensavano.

“Valutiamo la breve infatuazione degli investitori per le obbligazioni come un capogiro passeggero. Anche la correzione dei titoli tecnologici ha avuto vita breve, grazie al rinnovato slancio dei medesimi poco dopo lo scivolone e alla volatilità nel complesso contenuta. Osservata in prospettiva la media dell’indice VIX nel periodo esaminato si è attesta a quota 11, ben al di sotto del valore medio di lungo termine” commenta Andrew Harmstone, Managing Director di Morgan Stanley IM, segnalando come la persistenza di bassi livelli di volatilità costituisca un fattore fuorviante per gli investitori.

“Tuttavia, a nostro parere, il vero mistero è il motivo per cui ci si dovrebbe aspettare una volatilità maggiore in questo scenario. Anche se i tassi d’interesse stanno aumentando, sono pur sempre ai minimi storici in un contesto di crescita economica stabile e globale” puntualizza Andrew Harmstone secondo il quale a ridurre la volatilità hanno contribuito anche le minori correlazioni tra le classi di attivo. Il settore bancario, fa presente il manager, ha registrato un forte apprezzamento, mentre quello tecnologico ha perso terreno.

Questa discrepanza è in antitesi con la storia recente, che ha visto la maggior parte dei settori salire o scendere insieme, secondo uno schema comunemente noto come ‘propensione/ avversione al rischio’.

“Le minori correlazioni e la normalizzazione dei tassi di interesse segnalano il ritorno a un quadro economico normale, precedente alla crisi. Tali condizioni suggeriscono anche che i gestori degli investimenti dovrebbero individuare maggiori opportunità per creare valore attraverso la selezione settoriale e la gestione attiva” fa presente Andrew Harmstone che, superato il periodo della follia di mezza estate, si aspetta una normalizzazione dei mercati, che dovrebbe indurre gli investitori a prendere atto che l’economia sottostante è in buona salute.

“I principali propulsori sono la spesa al consumo e gli investimenti delle imprese, che probabilmente stimoleranno la produttività e quindi i salari. Con la ripresa dell’economia l’inflazione è destinata a stabilizzarsi a un livello adeguato” specifica Andrew Harmstone che, tuttavia, non nasconde affatto la presenza di rischi potenziali.

“Fattori politici come i negoziati sul tetto del debito statunitense o il braccio di ferro tra Stati Uniti e Corea del Nord potrebbero destabilizzare i mercati e creare potenziali avversità. Ma si tratta di eventi poco plausibili nel breve termine” precisa Andrew Harmstone che poi conclude con una riflessione: “Se è vero che i mercati saranno sempre vulnerabili agli abbagli degli uomini, è altrettanto vero che gli investitori di lungo corso imparano a distinguere tra fantasia e realtà e, cosa più importante, a gestire i rischi e cogliere le opportunità che incontrano strada facendo”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Morgan Stanley

FinanciaLounge
4 settembre 2017
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