Investimenti, agli italiani piace la tecnologia ma non si separano dai consulenti

Gli investitori italiani risultano i più inclini alle nuove tecnologie ma il consulente finanziario resta una figura insostituibile per la gestione degli investimenti.

C’è un particolare primato che spetta agli investitori italiani. E riguarda, forse un po’ a sorpresa, l’uso delle nuove tecnologie per la gestione delle proprie finanze. Infatti, in base ai primi dati rilasciati dalla nuova edizione della Global Investment Survey 2017, giunta al suo quinto anno e realizzata da Legg Mason Global Asset Management in 17 paesi coinvolgendo 15.300 investitori, in Europa gli italiani risultano i più aperti alle nuove tecnologie applicate alla finanza: il 22% scarica app legate ai risparmi e agli investimenti, il 32% legge blog di settore, mentre il 21% si affida ad un robo-advisor per avere una consulenza. Quest’ultima è la percentuale più alta registrata tra i principali paesi europei, davanti agli inglesi e agli spagnoli (entrambi al 17%), ai francesi e ai tedeschi (11%), e ai belgi (9%).

Un altro dato di assoluto rilievo che emerge dall’indagine, è che la rete è diventata la prima fonte di informazione su risparmi e investimenti: circa due italiani su cinque (41%) consultano inizialmente il web (contro il 35% dei tedeschi, il 32% degli spagnoli ed il 31% dei francesi), stessa percentuale degli investitori USA. Più in particolare il web è preferito sia ai consigli della famiglia (40%) che ai media finanziari (19%).

Altrettanto importante è poi un altro aspetto: quasi un italiano su due (48%) si affida ad un promotore finanziario per la gestione delle proprie risorse economiche, la percentuale più alta in Europa dopo la Svizzera (50%), ma davanti al Regno Unito (37%), alla Spagna (43%) e alla Francia (44%). Il 78% degli intervistati italiani, pur ritenendo che la tecnologia possa essere un supporto, reputa fondamentale poter contare su una persona esperta di fiducia che ci affianchi nelle delicate scelte in tema di pianificazione finanziaria. In particolare alcuni aspetti, come sviluppare il portafoglio di investimento (60%) e cercare le migliori opportunità sui mercati (52%), dovrebbero essere gestiti unicamente dall’essere umano o guidati da un essere umano con il supporto della tecnologia.

“Leggendo i risultati della nostra recente ricerca appare abbastanza chiaro che gli investitori italiani vivono le nuove tecnologie come un utile supporto per la pianificazione o per la gestione dei loro investimenti” afferma Marco Negri, Head of Southern Europe di Legg Mason, che poi aggiunge: “Come evidenzia la nostra nuova survey però, la componente umana continua, e crediamo continuerà, ad essere fondamentale. Non stupisce infatti come sia confermata l’importanza del consulente finanziario, capace di guidare e rassicurare l’investitore. Dall’indagine Legg Mason emerge come il 74% degli intervistati sia ancora influenzato dalla crisi finanziaria del 2008 e preoccupato di possibili nuovi esiti negativi nella gestione del proprio patrimonio: in un contesto di preoccupazione latente può risultare normale affidarsi a professionisti che possano aiutare gli investitori a prendere le decisioni di investimento più opportune anche alla luce del proprio profilo di rischio”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Legg Mason

FinanciaLounge
1 giugno 2017
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