Infrastrutture USA, l’esempio australiano e le sfide di Trump

Gli Stati Uniti, i cui utenti non sono abituati a pagare per l’uso delle infrastrutture, ora devono coinvolgere anche il settore privato e i fondi di private equity e private debt.

Secondo Richard Elmslie, Co-Chief Executive Officer, Co-Chief Investment Officer e Portfolio Manager di RARE Infrastructure (gruppo Legg Mason), la sfida principale nell’ambito del piano di investimento nelle infrastrutture USA è quello di poter godere di un supporto bipartisan del Congresso americano.

“Il presidente Trump intende procedere nel suo programma annunciato in campagna elettorale ma deve fare i conti con una realtà non secondaria: gli asset infrastrutturali sono di proprietà dei singoli stati, non del governo federale. Dovrà iniziare da governatori repubblicani che vogliono migliorare le infrastrutture nel proprio Stato. Inoltre, l’amministrazione deve lavorare a un accordo abbastanza solido per convincere i fondi di private equity e di private debt che, nell’arco temporale della concessione, riceveranno i fondi concordati dalla richiesta di manifestazione d’interesse” specifica Richard Elmslie, ricordando che lo stesso problema era emerso anche in Australia: il governo ideò un programma d’incentivi, pagando gli asset il 15 per cento in più a patto che gli Stati reinvestissero i finanziamenti in infrastrutture.

Il problema, sottolinea Richard Elmslie, è che gli utenti statunitensi non sono abituati a pagare per le proprie infrastrutture: il governo vi ha investito ma, successivamente, non si è preoccupato della relativa manutenzione, con la conseguenza che attualmente le strutture versano in pessime condizioni.

Secondo Richard Elmslie si potrebbe cominciare a far pagare l’utilizzo di determinati beni infrastrutturali – ad esempio le autostrade – introducendo il pedaggio in maniera graduale, con un costo iniziale abbastanza basso, ed alzarlo di anno in anno in base all’inflazione. Una volta avviato il processo di privatizzazione delle infrastrutture negli Stati Uniti con tanto di garanzie che il governo di Washington si impegna a rispettare, dovrebbero emergere diverse controparti interessate.

Le banche internazionali vorranno essere coinvolte attraverso il finanziamento del debito. Molti fondi d’investimento in infrastrutture e aziende del settore – sia quotate che non – vorranno partecipare sia come azionisti che come parte integrante nei progetti.

“Dal punto di vista delle compagnie quotate, i più grandi gestori di autostrade nel mondo sono Transurban, in Australia, VINCI in Francia, Atlantia e Abertis in Italia e Spagna. Ovviamente, ci saranno effetti anche per i consulenti che vi lavoreranno a livello globale, dagli ingegneri ai consulenti finanziari” spiega Richard Elmslie, secondo il quale nel momento in cui la privatizzazione avrà luogo, si rivelerà uno spin-off importante per diversi settori, con ricadute positive sia per le aziende quotate che non.

** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Legg Mason

FinanciaLounge
24 agosto 2017
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