Consulente finanziario, un ruolo sempre più importante in Italia

“Il ruolo del promotore finanziario ricopre una posizione sempre più importante nel nostro paese” ha commentato Marco Negri, Country Head di Legg Mason Italia, in occasione della pubblicazione dalla nuova edizione della Global Investment Survey, giunta al quarto anno e realizzata da Legg Mason Global Asset Management.

L’indagine è stata condotta in 19 paesi e ha raccolto i dati di oltre 5.000 rispondenti, mettendo a confronto, per la prima volta, i comportamenti delle due principali classi di età, ovvero quella tra i 40 e i 75 anni e i più giovani, tra i 18 e i 39 anni. Il sondaggio del 2015 evidenziava come solo il 40% dei rispondenti si affidasse ai consulenti finanziari, mentre ora questa soluzione è scelta da più della metà (53%) degli intervistati.

“Questi risultati testimoniano come, indipendentemente dall’età, l’investitore italiano senta sempre più forte, in un contesto di mercato sempre più difficile da decifrare e in cui vengono a mancare i classici investimenti sicuri e redditizi, la necessità di affidarsi ad un esperto che possa rispondere in modo appropriato e su misura alle esigenze e alla propensione al rischio di ognuno” puntualizza Marco Negri, secondo il quale le nuove tecnologie saranno uno strumento sempre più a disposizione degli investitori che si affiancheranno ai canali e alle figure tradizionali, soprattutto da parte delle generazioni più giovani.

È importante rilevare che la percentuale di investitori maturi (53%), che in Italia ha dichiarato di affidarsi ad un promotore finanziario per i propri investimenti, risulti la più alta registrata in Europa, seconda solo al Belgio (59%): la distanza risulta maggiore se si guardano paesi quali la Germania (35%), la Francia (36%) e il Regno Unito (36%). Ampliando l’osservazione a tutti i dati raccolti dall’indagine, se il tratto comune tra i due gruppi di investitori (giovani e maturi) è rappresentato dal ruolo del promotore finanziario, in tutti gli ambiti legati all’uso delle nuove tecnologie le divergenze sono ampie. Gli investitori sopra i 40 anni (maturi) dichiarano, infatti, una minor confidenza e apertura verso canali alternativi legati a nuovi strumenti e alle possibilità offerte dalla Rete, rispetto ai cosiddetti Millennial (investitori con età compresa tra 18 e 39 anni). Ad esempio, se il 35% dei Millennial si dichiara propenso a fare investimenti tramite il proprio smartphone, solo il 13% degli investitori più maturi condivide questo approccio.

La stessa differenza riguarda l’ipotesi di investire mediante venditori online conosciuti (come ad esempio Amazon): soltanto il 12% degli over 40 la prende in considerazione rispetto al 30% dei Millennial italiani. Questi ultimi, inoltre, sono ben disposti (30%) a fare investimenti attraverso un’applicazione dedicata (come Schwab) mentre lo è solo il 10% degli investitori italiani più maturi. E ancora, se il 32% dei Millennial prenderebbe in considerazione la possibilità di servirsi di una piattaforma di consulenza automatizzata in rete per consigli di investimento rispetto ad appena il 10% degli over 40, questi ultimi solo nell’8 per cento dei casi si avvarrebbe di una piattaforma dedicata di social media per effettuare investimenti contro il il 27% dei Millennial italiani.

Infine, a proposito di uno dei temi più caldi legato alle nuove tecnologie, quello dei robo-advisor, emerge che il 69% degli investitori over 40 si dichiara sereno nell’investire in base ai consigli ricevuti dal proprio consulente finanziario, contro una percentuale del 35% che adotterebbe un robo-advisor: nel 67% dei casi, i Millenial si sentirebbero infatti sicuri nell’utilizzare consulenti virtuali.




FinanciaLounge
24 marzo 2016
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