Il factor investing adesso piace anche in ambito obbligazionario e multi-asset

Cresce l’interesse verso l’investimento fattoriale che si conferma come il terzo pilastro nei portafogli, insieme alle strategie attive e a quelle passive fondamentali.

Un incremento significativo nei prossimi cinque anni dell’allocazione fattoriale (factor investing). È quanto emerge dal secondo Invesco Global Factor Investing Study, uno studio annuale qualitativo e quantitativo condotto su 108 diversi fondi pensione globali, compagnie d’assicurazione, fondi patrimoniali sovrani, consulenti finanziari, consulenti patrimoniali, banche private e intermediari di 19 Paesi che rappresentano in totale oltre 7.000 miliardi di euro di patrimonio gestito.

Tra i motivi primari dell’aumento delle allocazioni alle strategie fattoriali citati dagli intervistati istituzionali, spicca la riduzione del rischio seguita dalla possibilità di catturare più alfa (extra rendimento) di mercato e il costo. Nelle strategie fattoriali già consolidate, il prodotto preferito dai due terzi degli intervistati (66%) rimane lo smart beta, basato su strategie fondamentali attive.

“Le compagnie di assicurazione ricorrono con sempre più frequenza alle tecniche di tipo factor investing e ci aspettiamo quindi di vedere un aumento nell’adozione di questa strategia. Importante sottolineare come l’investimento fattoriale consenta alle compagnie di assicurazione di accedere all’alfa (extra rendimento) di portafoglio con una modalità che tiene sotto controllo i rischi e che è efficiente in termini di costi” specifica Ed Collinge, responsabile del comparto assicurativo britannico presso Invesco, secondo il quale, inoltre, le compagnie di assicurazione sono interessate a diversificare la loro esposizione agli investimenti sia per quanto riguarda le classi di attività che le regioni geografiche, e la diversificazione mediante fattori rappresenta un’ulteriore estensione naturale all’interno dei loro portafogli azionari.

Non a caso l’investimento fattoriale si sta affermando come il terzo pilastro nei portafogli, insieme alle strategie attive e a quelle passive fondamentali, con l’obiettivo di mitigare le sfide legate alla determinazione dei prezzi e l’esposizione al rischio geopolitico e macroeconomico nei mercati degli asset pubblici, nonché al pricing, all’accessibilità e alla liquidità nelle categorie alternative e nelle attività reali.

Entrando più nello specifico, quasi la metà degli intervistati (49%) che ha adottato strategie basate sui fattori ha dichiarato che “il valore” è uno dei fattori più semplici da implementare all’interno dell’attuale gamma di strategie fattoriali, seguito dai fattori “low volume” e “low volatility”. Al contrario, la strategia fattoriale di più difficile implementazione è quella “momentum”.

Un aspetto di rilievo che emerge dallo studio, è l’adozione globale degli investimenti fattoriali nell’ambito di strategie obbligazionarie e multi-asset mentre, finora, i flussi sono stati tipicamente indirizzati verso le strategie azionarie monofattoriali e multifattoriali. “Dal momento che le politiche delle banche centrali hanno portato i tassi di interesse ai minimi storici, gli investitori sono sempre più consapevoli del fatto che la qualità della diversificazione nei loro portafogli è molto più debole rispetto al passato. Ciò potrebbe incentivare la domanda di strategie fattoriali obbligazionarie allo scopo di ridurre il rischio e di migliorare la diversificazione e la performance. Gli investitori, oltre che alle strategie obbligazionarie, si stanno dimostrando interessati all’espansione degli investimenti fattoriali in ambito multi-asset, sottolineando l’opportunità di sviluppo dei prodotti” ha puntualizzato Sergio Trezzi, Managing Director, Head of retail distribution EMEA (ex UK) & Latam.

Lo stesso Trezzi ha poi aggiunto: “Considerando il fatto che solo un terzo degli investitori è riuscito ad allocare una quota di portafoglio nelle strategie fattoriali preferite, riteniamo che questi prodotti siano la prossima evoluzione dopo gli investimenti fattoriali in azioni. In questo modo saremo in grado di fornire agli investitori una più ampia gamma d’offerta, rafforzando ulteriormente gli investimenti fattoriali come terzo pilastro a fianco alle strategie attive e passive fondamentali”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Invesco




FinanciaLounge
4 ottobre 2017
Partner
Top