Tendenze, perché adesso sono preferiti gli investimenti alternativi

I titoli governativi, i corporate bond investment grade, gli strumenti di liquidità, cioè le più tradizionali asset class orientate a generare reddito, evidenziano rendimenti bassi e poco concorrenziali rispetto al credito finanziario senior e alle emissioni high yield. Tuttavia, anche in questi ultimi casi, gli extra rendimenti ricavabili restano comunque limitati e spesso insufficienti a soddisfare gli onerosi obiettivi che gli investitori istituzionali richiedono per i loro mandati di gestione.

Non a caso, negli ultimi tempi è cambiata in modo sostanziale la gestione dei portafogli degli investitori istituzionali privilegiando gli ETF (fondi passivi capaci di replicare un preciso mercato finanziario con costi contenuti) e selezionando i migliori gestori attivi in quelle nicchie di mercato dove è ancora possibile intercettare extra rendimento (fondi azionari settoriali, small e mid cap, stile di gestione growth o value, etc.). Ma spesso questo non basta più e, nonostante la forte correzione dei listini azionari delle ultime settimane, è comunque difficile individuare valore sui listini. Anche per questo si stanno moltiplicando gli investimenti in asset class alternative.

Investimenti che si differenziano dalle cosiddette asset class tradizionali (azioni, obbligazioni e strumenti monetari) e che sono orientate alla generazione di reddito (come per esempio il debito dei paesi emergenti in valuta forte, le emissioni di selezionati corporate bond investment grade, gli strumenti monetari in valuta estera), oppure che incrociano il reddito e la crescita (come nel caso dei bond high yield, delle obbligazioni dei paesi emergenti in valuta locale) oppure che siano indirizzate alla generazione di crescita (azioni a dividendo medio alto e sostenibile, infrastrutture e immobili).

Per quanto riguarda invece i piccoli risparmiatori ancora più interessanti delle asset class alternative (peraltro non semplici da individuare e, soprattutto, da gestire nel tempo) sono le strategie alternative come, per esempio, la long – short equity che consente di allestire un portafoglio sia con titoli sottovalutati orientati al rialzo (long) che con posizioni al ribasso (short) su indici, titoli e settori sopravvalutati, la event driven (che permette di partecipare alle operazioni di finanza straordinaria), la global macro (tramite la quale è possibile posizionarsi sui mercati in funzione delle previsioni macro economiche).

“Queste strategie possono conformarsi alle preferenze degli investitori in termini di rischio. Le strategie alternative rappresentano potenzialmente un’opportunità per gli investitori avversi al rischio” sottolineano gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM) il cui riferimento è ai risultati della finanza comportamentale che ha dimostrato ripetutamente come gli investitori odino perdere più di quanto amino guadagnare. Il concetto di avversione alle perdite, sviluppato dagli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky, dimostra infatti che l’investitore medio preferisce evitare le perdite all’incirca tre volte più di quanto preferisca accumulare guadagni: in altre parole, la possibilità di subire una perdita è considerata più preoccupante di quanto sia ritenuta gratificante la possibilità di ottenere un guadagno.

“Dato il comprensibile desiderio degli investitori di evitare le perdite, riteniamo che il potenziale offerto dalle strategie alternative di beneficiare in parte dei rialzi dei mercati azionari con un rischio di ribasso relativamente più contenuto sia degno di attenzione. Dal 1990 al 2015, gli investimenti alternativi hanno raggiunto il 32% dei guadagni mensili dello S&P 500, subendo solamente il 10% delle perdite mensili dell’indice” fanno presente i manager di GSAM.




FinanciaLounge
17 settembre 2015
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