Tecnologia, caccia alla start up che diventerà la prossima Google

Il settore hi tech impone scelte molto selettive, ma si conferma un trend d’investimento in rapida evoluzione.

Se si osservano le performance degli ultimi tre anni dell’indice Nasdaq Composite, si può constatare come siano state nettamente superiori sia all’indice delle Borse Mondiali (MSCI world) e sia all’indice allargato di Wall Street (S&P500). Infatti il Nasdaq Composite vanta un +43,03% contro il +17,69% dell’MSCI world e al +25,73% dell’S&P500. Una dinamica che si è riproposta pure quest’anno con il Nasdaq composite a +24,58% , l’MSCI world +15,41% e l’S&P500 a +14,55%.

È però vero che, analizzando più nei dettagli le performance messe a segno dai singoli titoli tecnologici USA, si nota che alcuni (in particolare i cosiddetti FANG, ovvero Facebook, Amazon, Netflix e Google-Alphabet) abbiano trainato il listino in virtù di performance straordinarie e al peso specifico che hanno in funzione della loro elevata capitalizzazione di borsa. Molti altri titoli di grandi, medie e piccole dimensioni dell’hi tech statunitense evidenziano infatti apprezzamenti di valore in Borsa inferiore all’indice Nasdaq e talvolta anche con segno negativo. È la conferma, come sostengono diversi osservatori, che siamo già entrati nella fase in cui la selezione dei titoli farà la differenza perché il listino azionario (anche quello tecnologico) non salirà in modo indistinto ma avrà vincitori e vinti.

“Uno degli esempi più lampanti è il comparto retail e la misura in cui i punti vendita tradizionali vengono messi in difficoltà dall’e-commerce. In futuro vedremo fino a che punto il comparto automobilistico soffrirà per il passaggio dai veicoli a combustibile fossile ai veicoli elettrici (“EVs”) e, infine, a quelli autonomi senza conducente” spiega William Davies, Responsabile Azionario Globale di Columbia Threadneedle Investments, ricordando che negli ultimi tempi gli investitori si sono orientati soprattutto verso i produttori di componenti automobilistici e non verso le case automobilistice.

“In futuro dovremo quindi valutare se a produrre componenti per automobili saranno Michelin, Continental AG, Denso o Delphi, oppure se a farlo saranno invece Google o MobilEye” puntualizza William Davies, convinto che nel momento in cui si riesca ad identificare le società tecnologiche che possiedono il valore aggiunto per la prossima generazione, è probabile che queste usciranno vincitrici.

William Davies, a proposito dei giganti hi tech che si trasformano in imprese dominanti, come, per esempio, Amazon, Alibaba, Google e Baidu, prova ad immaginare cosa potrebbe fermarle: “Ci sono tre possibilità: la prima è che ‘implodano’ per cattiva gestione, la seconda è che non reggano a normative troppo severe, e la terza è che nuove tecnologie ne usurpino la leadership” precisa William Davies che, infine, chiude con un suggerimento: esiste l’eventualità che una piccola start up possa trasformarsi in futuro in un nuovo caso di successo.

“Qualsiasi nuova tecnologia dirompente potrebbe rivelarsi completamente diversa da quelle concepite sinora. Andando indietro nel tempo, chi avrebbe mai immaginato di trovare Google nella posizione in cui è adesso? Allora non si può escludere che anche gli sfidanti diventino protagonisti di sfide dirompenti” conclude William Davies.




FinanciaLounge
21 novembre 2017
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