Sistema pensionistico italiano, tra i più competitivi in Europa

Le riforme intraprese dall’Italia per rendere sostenibile il sistema pensionistico proiettano il nostro paese in una situazione abbastanza competitiva in Europa.

In base agli ultimi dati diffusi dall’Inps, i lavoratori italiani che nel 2016 hanno maturato il diritto alla pensione è diminuito drasticamente (-22,2% rispetto all’anno precedente) mentre l’importo dell’assegno erogato ai pensionati resta ancorato al di sotto dei mille euro al mese. Dati che sembrerebbero dimostrare che, al di là delle critiche e delle polemiche, il sistema pensionistico italiano è in condizioni migliori di quello dei partner europei.

A confermalo lo sono anche gli analisti di Standard & Poor’s che hanno esaminato l’efficacia della riforma del sistema pensionistico. La popolazione italiana raggiungerà i 67 milioni entro il 2050, mentre l’OADR, (old-age dependency ratio, il numero di persone dai 65 anni in rapporto al numero di persone con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni), dovrebbe toccare quota 53%, contro il 33% attuale. In questo contesto, il costo complessivo che lo Stato italiano dovrà sostenere per l’invecchiamento della popolazione dovrebbe crescere gradualmente dal 24,4% al 25,2% del PIL, per poi scendere al 24,7% nel 2050.

Tuttavia, fanno notare gli analisti di Standard & Poor’s , l’Italia è in una situazione abbastanza competitiva rispetto agli altri paesi europei in virtù del fatto di aver adottato ampie riforme del sistema pensionistico per contenere le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione in termini di bilancio. L’Italia, attualmente, ha uno dei più alti indici di dipendenza degli anziani nel campione di S&P, secondo solo al Giappone (43,3% nel 2015) e davanti alla Germania (31,8%) e alla Grecia (31,2%): si prevede che la popolazione totale possa crescere nei prossimi decenni, ma con un tasso di incremento che tenderà a rallentare nei primi anni 2040, raggiungendo 67 milioni nel 2050.

Si prevede che la quota di popolazione in età lavorativa della popolazione totale scenderà al 56,5% dal 2050 dall’attuale 64,8%. Gli analisti di Standard & Poor’s hanno sviluppato cinque differenti scenari per valutare come potrebbero cambiare il rapporto debito/PIL, il deficit di bilancio, e il rating del debito pubblico.

Senza ulteriori riforme del governo (scenario 1), la spesa pubblica in Italia aumenterà dal livello attuale del 24,4% del PIL al 25,2% nel 2040, per poi scendere al 24,7% del PIL nel 2050. Nello scenario 2, che prevede il pareggio di bilancio nel 2019, il rapporto debito/PIL scende a 101,4% nel 2025 mentre il rating del debito pubblico italiano sale a livello ‘A’ nel 2020 e addirittura a livello ‘AA’ nel 2045. Nello scenario 3, si ipotizza che lo stato non eroghi nessuna ulteriore spesa legata all’invecchiamento della popolazione: il rapporto debito/PIL tenderebbe a scendere gradualmente fino a quota 115,5% nel 2050 con il rating del debito pubblico del nostro paese che stazionerebbe in area ‘BBB’ mentre il deficit annuale di bilancio oscillerebbe tra il -2,6% il -3,9%. Nello scenario 4, in cui si prefigurano tassi di interesse strutturalmente più bassi che in passato, il rapporto deficit/PIL scenderebbe all’84,6% nel 2025, al 43,5% nel 2035 e addirittura al 7,4% nel 2050 con il rating che passerebbe al livello ‘A’ già nel 2020 per portarsi a livello ‘AA’ nel 2050: il deficit di bilancio da un -2,6% del 2015 passerebbe ad un surplus del +2% nel 2020 per restarvi ininterrottamente fino al 2050. Infine, nello scenario 5, si ipotizza una crescita strutturale del pil maggiore dell’1,5% all’anno: il rapporto debito/PIL calerebbe a 100,8% nel 2035 e all’86,2% nel 2050, il deficit di bilancio oscillerebbe tra -2,3% e -3,5% mentre il rating del debito italiano salirebbe a ‘A’ nel 2020, a livello ‘AA’ nel 2025 e a livello ‘AAA’ dal 2030 al 2050.

FinanciaLounge
8 marzo 2017
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