Silicon Valley e la droga del cash cinese

Le scommesse dei cinesi sulla culla di Internet sono passate dai milioni ai miliardi. Una “Via della Seta Digitale”, ma c’è chi teme distorsioni del mercato.

Quantità di cash senza precedenti si stanno muovendo dalla Cina in Silicon Valley, un fiume di soldi che sta avendo effetti profondi sul boom delle startup nell’area più prolifica del mondo, che però secondo alcuni sta drogando il mercato.

La Washington Post riporta che negli ultimi due anni colossi come Alibaba, Baidu e Tencent, praticamente le Amazon, Google e Facebook della Cina, guidano una schiera di dozzina di investitori sia pubblici che private che da Pechino puntano a prendersi una fetta delle tecnologie in continua evoluzione della culla di Internet. Baidu ha messo due fiches su Uber tra il 2015 e il 2016 per un totale di 1,8 miliardi di dollari. Alibaba ha puntato quasi 800 milioni su Magic Leap, solo per fare un paio di esempi.

In totale, gli investimenti cinesi in Silicon Valley, escluso l’immobiliare, a fine del primo semestre di quest’anno superavano i 6 miliardi di dollari. I settori più gettonati sono l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale.

Il grande paese sta cercando di muoversi dalla manifattura all’innovazione, il guru di Stanford Shoucheng Zhang parla di una “nuova via della seta”, questa volta digitale. I cinesi puntano anche su servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico che hanno ormai saturato il mercato USA e potrebbero trovare nel loro paese una prateria.

La corsa a investire è partita nel 2012, prima si faceva qualche decina di milioni, poi si è passati ai miliardi. Un’impennata anche in termini di numero di deal: una trentina nel 2012, un centinaio nel 2014, 142 nel 2015.

Ma ci sono due problemi. Uno è che i soldi cinesi stanno drogando il mercato, senza quelli non si fanno più startup. Il secondo è la diffidenza reciproca. I californiani hanno paura che i cinesi copino le innovazioni e se le portino via. E i cinesi hanno paura di vedersi rifilare non vere startup, ma bidoni travestiti da high-tech. La barriera linguistica non aiuta e a volte si rischia di finire in tribunale.




FinanciaLounge
9 agosto 2016
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