Risparmio, i Millennial italiani guardano al medio lungo periodo

La quarta edizione della Global Investment Survey, realizzata da Legg Mason Global Asset Management in 19 paesi sulla base delle risposte di oltre 5.000 intervistati, conferma alcune tipiche predisposizioni dei risparmiatori italiani ma anche alcuni aspetti interessanti.

Tra i rilievi emersi, il fatto che gli italiani sono, dopo i francesi, i più pessimisti in Europa riguardo l’andamento dei propri investimenti per l’anno in corso. Al contrario, invece, i Millennial italiani (i nati tra il 1980 e i 2000) si dimostrano molto più pazienti nei loro investimenti: il 68% è focalizzato sul lungo periodo, molto più di quanto lo siano i coetanei europei (62%) e quelli a livello globale (54%).

Si tratta di un dato sul quale l’industria del risparmio gestito italiano e le reti di promotori devono riflettere. Infatti, oggi la maggior parte dei risparmiatori sono over 65 anni e lo è anche quella dei consulenti finanziari. Ma nel prossimo futuro saranno proprio i Millennial a presentarsi sul mercato in percentuali sempre più significative e spingeranno per soluzioni e servizi innovativi che fanno leva sulle nuove tecnologie e sui dispositivi mobili. Per evitare che questa generazione di investitori opti per il fai da te (o al massimo per i robo advisor), l’industria del risparmio gestito e quella dei consulenti finanziari dovrà dotarsi dei più elevati standard professionali non soltanto in campo squisitamente finanziario ma anche in ambito tecnologico.

Tornando alla Global Investment Survey, c’è da segnalare inoltre che, ad impattare sulle decisioni di investimento del 55% degli italiani intervistati, sono soprattutto le misure prese dalle Banche Centrali sui tassi di interesse mentre il 45% si fa guidare da indicatori macroeconomici come PIL, salari, tasso di disoccupazione. Probabilmente è anche alla luce di queste considerazioni che la maggioranza degli investitori italiani (56%) è più focalizzata su un orizzonte di breve periodo quando guarda ai ritorni dei propri impieghi. È la più alta percentuale in Europa (la media tra i paesi del nostro Continente è 39%) e a livello globale (33%). No solo, il 79% degli investitori italiani ammette di avere un approccio conservativo quando investe e il 77% dichiara di essere più avverso al rischio rispetto a 12 mesi fa.

“Le turbolenze vissute sui mercati finanziari negli ultimi anni possono giustificare lo scarso ottimismo degli italiani in relazione ai possibili ritorni sugli investimenti” commenta ” Marco Negri, Country head per l’Italia di Legg Mason Global Asset Management, secondo il quale, però, proprio la complessità dei mercati deve essere la leva che spinge gli investitori a rivolgersi a player esperti che possano guidarli sui mercati, dove si possono trovare opportunità capaci di offrire rendimenti di una certa soddisfazione, ed, al tempo stesso, educarli alla comprensione dei prodotti e delle strategie di investimento. Per Marco Negri, infatti, è indispensabile far comprendere ai risparmiatori che la valutazione sulla reale bontà degli investimenti deve essere fatta su di un orizzonte temporale di lungo periodo. 

FinanciaLounge
25 maggio 2016
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