Minibond, le esportazioni tagliano l’importo delle cedole

Le aziende italiane con una elevata quota di esportazioni riescono a risparmiare sul tasso della cedola del debito: il rendimento dei loro minibond collocati si attesta infatti in media al 5,6% contro il 6,45% pagato dalle società che realizzano il 100% del fatturato in Italia. A rivelarlo è una ricerca che è stata realizzata per il portale Piattaforma PMI, iniziativa promossa da Eidos Partners e Officine CST per facilitare l’accesso delle PMI italiane a forme di finanziamento alternative, quali minibond, finanziamenti europei, fondi strutturali e cessione di crediti certificati.

Dal 2014 il mercato ha segnato una netta crescita: in particolare, si sono registrate 49 emissioni, di cui ben 36 tra giugno e dicembre, per un ammontare complessivo nel corso dello scorso anno pari a circa 730 milioni di euro. Tra le società emittenti non figurano soltanto PMI, tipologia di aziende a cui è stato principalmente rivolto lo strumento, ma anche imprese con fatturato superiore ai 50 milioni di euro ed alcune società attive nel settore finanziario. La ricerca elaborata da Bureau van Dijk ed Eidos Partners si concentra in particolare proprio sulle piccole e medie imprese emittenti, andando ad analizzarne aspetti finanziari e reddituali, oltre ad informazioni più qualitative, quali il grado di innovazione e di internazionalizzazione.
Le società del campione analizzato sono basate per l’80% nel Nord Italia (53% nel solo Nord-Ovest); per il 60% circa registrano un fatturato inferiore a 50 milioni: l’88% delle società ha un EBITDA margin (margine operativo) maggiore del 5% e le società che hanno una marginalità inferiore al 5% presentano una cedola media del minibond più alta del campione di circa il 30%.

Guardando agli aspetti più qualitativi, si rileva che queste imprese presentano un discreto grado d’internazionalizzazione; in media le società del campione conseguono il 25% circa dei ricavi all’estero e il 50% ha partecipate estere: queste imprese sono peraltro da considerarsi innovative con il loro 30% di deposito brevetti, ben al di sopra della media nazionale. Le aziende analizzate sono anche attive sul fronte delle operazioni di finanza straordinaria: infatti il 24% del campione è stato coinvolto in operazioni di M&A (di cui il 26% cross border) nell’ultimo anno (fonte dati: Zephyr Bureau van Dijk).

I minibond stanno crescendo grazie anche ai fondi specializzati sui quali, però, non mancano le criticità. Proprio per questo Assogestioni conferma la sua attenzione allo sviluppo di questo nuovo mercato e, al fine di supportare le società associate, ha avviato una serie di workshop ai quali saranno, di volta in volta, invitati i rappresentanti delle società di gestione e, secondo le esigenze, rappresentanti del governo, delle autorità di vigilanza, degli emittenti e degli istituti di credito. Tra le possibili proposte, che i partecipanti ai workshop saranno chiamati a valutare, si possono prefigurare un position paper e/o delle linee guida per l’industria, da sottoporre agli organi di governo dell’associazione. Nell’ambito nel secondo workshop, che si è tenuto lo scorso 3 febbraio, è stata definita una prima agenda dei lavori che, prevede, tra le altre cose, una definizione dei criteri per la selezione del PMI in cui investire e l’individuazione delle principali fattispecie di conflitto d’interessi nella istituzione e gestione di fondi di minibond e fondi di crediti nonché delle modalità organizzative da adottare per la loro prevenzione e gestione.

FinanciaLounge
18 febbraio 2015
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