Mini bond, 8 mila le imprese italiane che li potrebbero emettere

Sono almeno 7.892 le società di capitali con i requisiti necessari che potrebbero potenzialmente accedere al mercato dei mini-bond gli strumenti che, grazie ad una serie di successivi interventi normativi e di natura fiscale, consentono un accesso diretto ai mercati dei capitali da parte delle imprese di piccole e medie dimensioni anche non quotate in Borsa.

A stabilirlo è uno studio realizzato da CRIF Rating Agency, la prima agenzia di rating italiana ad emettere rating regolamentari e riconosciuti a livello europeo, avendo ottenuto nel 2011 la registrazione come Credit Rating Agency (CRA). Per comprendere che impatto potrebbe avere sul mercato italiano è sufficiente ricordare che, dalla partenza del mercato ExtraMOT PRO di Borsa Italiana, nel marzo 2103, al 17 ottobre scorso (data di completamento dello studio) sono state collocate sul listino 87 emissioni di tipo mini bond da parte di 71 emittenti non quotati, per un controvalore complessivo di circa 4,3 miliardi di euro: se tutte e 7.892 le imprese emettessero un mini bond con importi similari si potrebbe arrivare a un mercato da 478 miliardi di euro complessivi.

Tornando allo studio di CRIF, le società di capitali esaminate mostrano un fatturato di almeno 10 milioni di euro, EBITDA (margine operativo lordo) sempre positivo negli ultimi 3 anni e pari ad almeno il 7% del fatturato nell’ultimo esercizio, una leva finanziaria (intesa come rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto) non superiore a tre e un rapporto tra posizione finanziaria netta (PFN) e EBITDA non superiore a quattro.

I macro settori più rappresentati sono quello dei servizi (con 1.541 imprese selezionate), e in particolare il comparto degli studi professionali/di consulenza (con 550 imprese) e quello dell’attività di trasporto e magazzinaggio (384 imprese), unitamente alla meccanica (con 1.215 imprese) e all’industria chimica farmaceutica (con 1.004 imprese). Seguono i settori costruzioni (659), gli altri settori del manifatturiero (619) e quello metallurgico (601). A livello geografico, le regioni maggiormente rappresentate sono la Lombardia (con 2.673 aziende ad elevata potenzialità), il Veneto (con 1.042 imprese) e l’Emilia-Romagna (con 885). Il Piemonte, invece, è la regione con l’incidenza più elevata di imprese potenzialmente in target per l’emissione di mini-bond, con una quota pari al 30,8% del totale delle imprese con fatturato superiore a 10 milioni di euro presenti sul territorio: seguono il Veneto con il 29,5%, la Lombardia con il 28,8% e il Friuli Venezia Giulia e la Liguria, entrambe con il 28,1%.

FinanciaLounge
31 ottobre 2014
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