Idee di investimento – Obbligazioni – 12 febbraio 2018

Inflazione e tassi di interesse sono da tenere sotto controllo: nel frattempo si può puntare sui titoli di stato USA a 2 anni e in selezionate emissioni del debito emergente.

“Grazie agli interventi delle banche centrali, la ripresa e l’espansione di questi ultimi anni hanno favorito sia l’aumento di prezzi delle azioni e anche delle obbligazioni: una combinazione insolita” tiene a precisare, nell’articolo “Le strade di azioni e obbligazioni stanno per separarsi”, Dave Lafferty, CFA, Chief Market Strategist di Natixis Investment Management, secondo il quale emergono diverse ragioni per cui i tassi debbano aumentare, mentre non ne trova alcuna per il quale debbano scendere. “In primo luogo, la crescita globale ora sembra essere più forte, più ampia a livello settoriale e più sincronizzata. In secondo luogo, le banche centrali, in particolare la Fed, hanno intrapreso azioni concrete nell’ambito del processo di normalizzazione, alzando i tassi o ponendo fine al QE. Infine, l’inflazione ha iniziato a manifestarsi, come fisiologica conseguenza del fatto che le economie stanno correndo al di sopra delle proprie capacità, specialmente negli Stati Uniti dove gli stimoli fiscali dovrebbero aggiungere ulteriore carburante a un’economia in salute” puntualizza Dave Lafferty.

A questo proposito, Philippe Ithurbide, Global Head of Research di AMUNDI, ha assegnato un 20% di probabilità che si possa verificare un rialzo dei tassi americani da parte della Fed più rapidamente del previsto a seguito di una politica fiscale pro ciclica. “Ora che i tagli fiscali sono stati approvati dal Congresso, ci si chiede quale sarà il loro impatto economico. L’errata interpretazione delle intenzioni/decisioni della Fed è da tempo un importantissimo fattore di rischio” puntualizza nell’articolo “Mercati, le insidie dei tassi USA e della crescita cinese” il manager secondo il quale la Fed si trova adesso ‘dietro la curva’ e deve assolutamente evitare qualsiasi errore di comunicazione. Una convinzione, la sua, che si basa sul fatto che il tasso reale dei Fed fund, in un ciclo normale, dovrebbe essere molto più alto di quanto non è oggi dal momento che il tasso di crescita del PIL è superiore al 2%, l’inflazione viaggia intorno al 2% mentre l’economia è sempre più prossima alla piena occupazione (come peraltro confermato anche dai dati di gennaio 2018). Alla luce di tutto questo, Philippe Ithurbide segnala il pericolo che i mercati potrebbero reagire negativamente se i rialzi dei tassi dovessero essere eccessivi. Tuttavia, l’impatto positivo a breve termine della riforma fiscale dovrebbe consentire alla Fed di continuare ad alzare il costo del denaro senza aumentare il rischio di recessione e, pertanto, senza danneggiare i mercati finanziari.

Intanto i titoli di Stato USA il cui rendimenti sono ora oltre il due per cento sono diventati interessanti per diversi analisti: il rendimento è infatti superiore a quello offerto attualmente dal BTP 1.11.2027 (1,91%) mentre il pericolo di una ulteriore forte svalutazione del dollaro sembra ridimensionato. Tra i sostenitori dei titoli di stato USA in questa fase figura Hartwig Kos, Vice CIO Co-Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management, che ha infatti modificato la propria valutazione sui bond italiani legati all’inflazione, sui bund tedeschi e sui titoli di stato australiani alla luce della loro solida performance registrata a novembre e a inizio dicembre 2017. Di fatto, i titoli di stato USA sono gli unici, all’interno del mercato sviluppato dei titoli di Stato, ai quali SYZ Asset Management ha assegnato una “preferenza”: tutti gli altri spaziano da “lieve avversione” ad “avversione”. La ragione è semplice: i titoli del tesoro statunitensi offrono infatti un carry (un flusso cedolare) soddisfacente rispetto agli altri mercati obbligazionari. “Nel segmento a due anni, in particolare, i titoli di stato USA hanno registrato, negli scorsi sei mesi, un persistente rialzo dei rendimenti che attualmente sono arrivati oltre la soglia del 2%, valore superiore al rendimento da dividendi dell’indice S&P 500. Si tratta di un aspetto che determina un profondo cambiamento dal momento che gli investitori statunitensi possono ora contare su un’alternativa generatrice di reddito alle azioni USA e che, in futuro, potrebbe causare reazioni a catena” fa presente, nell’articolo “I titoli di stato USA a 2 anni sono diventati attraenti”, Hartwig Kos.

Il suo collega Fabrizio Quirighetti, CIO Co-Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management, invece, nell’articolo “Portafogli, occhi aperti sull’evoluzione di inflazione e tassi d’interesse”, non intravede potenziali di rialzo nel segmento high yield, il cui flusso cedolare, peraltro, è attualmente inferiore rispetto al rendimento da dividendi (dividend yield) dei mercati europei. Non solo. Sull’high yield si addensano ora nubi minacciose dovute sia ad un peggioramento del momentum economico e sia ad una maggiore inflazione potenziale. Pertanto, è la conclusione del manager, il pericolo di una normalizzazione dei tassi avviata già il prossimo anno non si può escludere: un insieme di ragioni che giustificano maggiori attenzione e selettività. Passando al debito emergente, sia in valuta locale che in valuta forte, Fabrizio Quirighetti delinea un certo valore (comunque non eccelso) nelle emissioni di alcuni paesi (quali il Messico e la Turchia).

Sempre in tema di obbligazioni dei paesi in via di sviluppo, come nel 2017, anche quest’anno la bussola degli investimenti dovrà essere orientata verso i singoli paesi ed emittenti. “Nei mercati emergenti non solo dovrebbe esserci un’ulteriore ripresa, ma i benefici addizionali del ribilanciamento economico devono ancora manifestarsi completamente” tiene a precisare, nell’articolo “Mercati emergenti: è importante saper scegliere titoli e paesi giusti” Enzo Puntillo, responsabile obbligazionario per i mercati emergenti di GAM, che poi aggiunge: “Dopo diversi anni difficili, in cui il deficit delle partite correnti e i tassi di crescita del credito in calo avevano influito negativamente sulla crescita del PIL, la maggior parte delle economie stanno attualmente raccogliendo i frutti delle azioni riparatrici intraprese. Il Brasile rimane il caso più evidente e avanzato in termini di ribilanciamento e altre economie dell’America Latina potrebbero beneficiare dall’emergere di traiettorie simili a quella brasiliana, concetto valido anche per il Ghana e l’Ucraina in qualità di mercati di frontiera”.

FinanciaLounge
12 febbraio 2018
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