Idee di investimento – Obbligazioni – 10 luglio 2017

Sono bastate le parole pronunciate dal Presidente Mario Draghi nel discorso tenutosi a Sintra il 27 giugno scorso per capire cosa potrà significare per i mercati finanziari il tapering della BCE (la riduzione, fino all’esaurimento, del programma di acquisto di titoli obbligazionari su mercato): l’euro si è rafforzato, tornando ai livelli che non si vedevano dalla fine del 2014 (prima dell’annuncio del QE), e i tassi di rendimento dei mercati obbligazionari dei paesi sviluppati sono saliti nettamente (quelli dei decennali dei bund tedeschi allo 0,57% e quelli dei Treasury USA al 2,39% “Nonostante il rialzo dei tassi avvenuto la scorsa settimana, i titoli di Stato sono ancora sopravvalutati sia negli Stati Uniti che in Europa. Il mercato sta scontando aspettative d’inflazione eccessivamente basse e, secondo noi, sta sottovalutando la volontà dei membri del FOMC (Federal Open Market Committee, l’organismo della Federal Reserve che ha il compito di decidere sui tassi di interesse americani) di operare ulteriori sforbiciate dei tassi nei prossimi 18 mesi” sostengono, nell’articolo “Mercati finanziari, un assaggio del futuro tapering della BCE”, gli esperti di Amundi che, passando al mercato valutario, ritengono che l’apprezzamento dell’euro registrato nelle scorse settimane sia da considerare un primo assaggio di quanto ci attenderà nei prossimi trimestri.

Intanto, in occasione della presentazione dell’outlook trimestrale (Market Know How), il team Strategic Advisory Solutions di Goldman Sachs Asset Management (GSAM) ha approfondito nell’articolo “Previsioni di mercato per il III trimestre, ecco 3 temi d’investimento da approfondire” tre temi d’investimento: strategie alternative, strategie a valore relativo nel mondo obbligazionario tradizionale e mercati emergenti. Nell’ambito dell’obbligazionario tradizionale, i professionisti di GSAM mettono in evidenza come le strategie flessibili possano essere ideali soprattutto in questo contesto. Le flessibilità, o meglio avere la possibilità di andare sia lunghi (posizioni rialziste) che corti (posizioni ribassiste), aiutano a massimizzare il rendimento in un mondo dove il rendimento offerto è ormai molto basso, se non addirittura negativo in termini reali, considerando l’inflazione. Inoltre, la possibilità di movimento in ambo le direzioni consente di migliorare la gestione del rischio. Ma è nei mercati emergenti, che gli esperti di GSAM ravvisano più valore: nel comparto del debito emergente GSAM continua infatti a vedere valore nel rendimento addizionale offerto da questa asset class.

Infatti, dopo un ottimo primo semestre, il debito emergente resta ancora interessante in un mondo avaro di cedole sebbene si renda sempre più necessaria una gestione attiva. “Ci aspettiamo che i flussi di acquisto esteri sul debito emergente possano proseguire (sebbene con volumi inferiori) creando nuove occasioni di acquisto. Riteniamo peraltro che le cedole del debito emergente restino comunque interessanti in un mercato che si muove tra le aspettative di riflessione e le paure di rallentamento. Privilegiamo il debito sovrano in valuta forte e le obbligazioni societarie con scadenza più breve, in quanto la forza del dollaro americano potrebbe rilanciarle in qualsiasi scenario” sostengono, nell’articolo “Debito emergente, adesso meglio puntare sulla gestione attiva di portafoglio”, Pablo Goldberg, Managing Director, Head of Emerging Markets Fixed Income Research e Portfolio Manager di BlackRock e Sergio Trigo Paz, Managing Director, Head of BlackRock’s Emerging Markets Fixed Income.

Ma attenzione alle mosse della banca centrale USA. Come argomenta nell’articolo “Mercati emergenti, rischi all’orizzonte 2018 per Sudafrica, Turchia e America Latina” Craig Botham, Emerging Markets Economist di Schroders, la Fed potrebbe sorprendere il mercato con un atteggiamento più aggressivo di innalzamento dei tassi: uno scenario che configurerebbe una serie di rischi all’orizzonte per il 2018, soprattutto per i mercati emergenti più esposti. “Il Sudafrica e la Turchia, insieme ad alcuni paesi dell’America Latina (Perù, Cile, Colombia), sembrano vulnerabili. Al contrario, i Paesi Emergenti di Europa ed Asia (con l’eccezione della Malesia) sembrano protetti dai loro livelli inferiori di debito e inflazione, e dai tassi di interesse reali più elevati” tiene a precisare Craig Botham, secondo il quale la forte crescita del credito domestico potrebbe rappresentare un altro rischio, se la liquidità globale dovesse diminuire.




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10 luglio 2017
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