Idee di investimento – Azioni – 8 agosto 2016

“Gli investitori sono comprensibilmente diventati impazienti nei confronti delle azioni globali, alla luce di anni di rendimenti più deboli rispetto ai titoli statunitensi. Tuttavia, è importante adottare una prospettiva a lungo termine e comprendere che i periodi prolungati di rendimenti faticosi sono spesso stati seguiti da periodi di rendimenti relativi superiori” ci tiene a sottolinearlo Jens Søndergaard, economista di Capital Group, che ricorda come i mercati sviluppati siano diversi dagli Stati Uniti. In particolare, fa notare Jens Søndergaard nell’articolo “Azioni globali, un approccio a lungo termine per gli investitori europei”, se i mercati azionari globali hanno registrato performance inferiori rispetto a Wall Street fin dalla crisi finanziaria globale, prima di quel momento, a lungo, era valido l’assunto contrario: comprendere queste tendenze non sostituisce una ricerca fondamentale sulle singole società, ma ribadisce l’importanza di essere pazienti e di mantenere un portafoglio ben diversificato.

Richard Turnill, Global Chief Investment Strategist di BlackRock raccomanda comunque di essere selettivi. “Preferiamo le aziende di qualità in grado di aumentare i profitti in un contesto di bassa crescita o di far crescere i loro dividendi” spiega nell’articolo “Strategie di portafoglio, la selettività può fare la differenza” lo strategist che in Europa ritiene interessanti le multinazionali globali con un fatturato diversificate a livello geografico, appartenenti a settori quali l’healthcare, i materiali di base e la tecnologia.

A proposito di tecnologia, Uwe Neumann, Equity Research Analyst – Telecom / Information Technology di Credit Suisse, e Ulrich Kaiser, Equity Research Analyst – Information Technology di Credit Suisse preferiscono focalizzarsi sulle azioni del settore che beneficiano di driver di crescita strutturale a lungo termine, come internet delle cose (internet of things), realtà virtuale/aumentata (AR) e big data/cloud computing. Si tratta, come spiegato nell’articolo “Tecnologia, ecco i nuovi driver di crescita strutturale”, di società con prospettive di crescita favorevoli, valutazioni interessanti e/o punti di flessione. “Inoltre, guardiamo con favore alle compagnie la cui valutazione non riflette ancora adeguatamente queste opportunità a più lungo termine e i cui cicli di prodotto possono essere prossimi a un punto di svolta positivo” aggiungono i due manager il cui riferimento è, per esempio, a titoli quali AMS, Apple, Facebook, Logitech, Salesforce.com e SAP.

Un altro settore sul quale si concentra l’interesse degli investitori in questo periodo è quello bancario. Secondo Edoardo Ugolini, Portfolio Manager di Zest Asset Management, in base al ROE (return on equity), ai dividendi e ai fondamentali, a questi prezzi i titoli del settore bancario europeo sono interessanti. “Quello che ci stanno dicendo i mercati è che gli investitori considerano i profitti delle banche (e i loro) privati, mentre eventuali perdite dovrebbero essere pubbliche. In altri termini, gli investitori considerano il sistema bancario semi pubblico con una distribuzione asimmetrica dei profitti e delle perdite” sostiene nell’articolo “Settore bancario europeo, cosa rivelano i mercati” Edoardo Ugolini che poi aggiunge: “Io credo che questo problema verrà presto risolto, poiché è vero che le banche hanno una rilevanza sistemica, così da giustificare l’intervento dello Stato (per es. ammorbidendo la normativa del bail in), mentre gli investitori dovrebbero considerare che il profilo rischio/ritorno a questi livelli sta diventando interessante anche in assenza di una protezione statale” conclude Edoardo Ugolini.

Anche Matteo Germano, Global Head of Multi Asset Investments di Pioneer Investments non ritiene che il settore bancario europeo, e il settore bancario italiano al suo interno, possa essere una fonte di rischio sistemico globale. “A nostro parere, la maggior parte dell’attuale debolezza è dovuta alla mancanza di fiducia nelle istituzioni europee e nella loro capacità di portare avanti il progetto dell’Unione dopo il passo indietro vissuto con la Brexit” tiene a precisare nell’articolo “Banche europee, la selezione permette di aggiungere valore al portafoglio” Matteo Germano, che, per quanto riguarda il nostro paese, crede che, in base all’attuale regolamentazione, la UE e l’Italia possano trovare un modo di risolvere i problemi più urgenti senza ricorrere al bail-in, che per l’Italia sarebbe politicamente e socialmente inaccettabile. “In questo contesto, la selezione sarà fondamentale per identificare le banche con modelli di business di comprovata efficacia che siano in grado di resistere al meglio a questo momento di volatilità del mercato” precisa infine Matteo Germano.

Peccato che, come spiega Joachim Fels di PIMCO nell’articolo “Stress test bancari, invece di togliere hanno aggiunto incertezze” le prove sotto sforzo dei patrimoni bancari europei non tengano conto delle “incognite sconosciute” e del leverage ratio nello scenario avverso: per il manager, visto il contesto di tassi bassi e che la crescita globale è diventata più radicalmente incerta, le perplessità sulle banche non possono certo dirsi esaurite.

Cambiamo argomento. James Ashley, Head of International Market Strategy presso Goldman Sachs Asset Management nell’articolo “Mercati emergenti, bilanciare i rischi con i rendimenti attesi” suggerisce di investire nelle borse dei mercati emergenti tenendo conto delle profonde differenze tra paese e paese. Secondo James Ashley, la crescente importanza dei mercati emergenti giustifica l’importanza di essere investiti con una certa percentuale nelle azioni emergenti all’interno di un portafoglio ben diversificato. Non solo. Per gli investitori attivi e che adottano approcci di portafoglio che li portano ad allontanarsi da benchmark mal strutturati come quelli dei mercati emergenti, sempre secondo James Ashley le attuali valutazioni e le prospettive positive potrebbero offrire importanti opportunità a livello tattico.




FinanciaLounge
8 agosto 2016
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