Idee di investimento – Azioni – 27 novembre 2017

Uno studio di UBS sulle performance di oltre 27 mila fondi europei dal 2000 a oggi evidenzia che la gestione attiva tende, in aggregato, a fare meglio di quella passiva. UBS, come spiegato nei dettagli nell’articolo “Fondi a gestione attiva, quelli specializzati hanno l’attitudine a dare valore aggiunto”, ha analizzato le performance di oltre 27.000 fondi comuni attivi in Europa negli ultimi 20 anni e ha scoperto che i gestori attivi, come gruppo aggregato, ha superato il rispettivo benchmark di un valore medio di 42 punti base annui (ovvero in media lo 0,42% all’anno) dal 2000. La value proposition dei gestori attivi in Europa è ancora più robusta quando si confrontano la performance rispetto ai fondi passivi: in questo caso, l’extra rendimento medio annuo si è attestato a 78 punti base (cioè +0,78% in media all’anno). Ma non tutti i fondi sono uguali. In particolare, lo studio UBS ha messo in evidenza che i fondi più focalizzati e specializzati presentano maggiori probabilità, come gruppo, di generare alfa (extra rendimento rispetto al mercato e ai fondi a gestione passiva).

Un approccio adottato dai gestori azionari attivi consiste nel selezionare le compagnie difensive con valore ancora inespresso dal mercato. In questo caso, risulta più efficace affidarsi ad una combinazione di fattori quali profittabilità, prudenza, protezione e prezzo. “I mercati finanziari sono caratterizzati da una tendenza comportamentale diffusa: gli investitori cercano società che promettono una crescita rapida, ma forse insostenibile. Il rovescio della medaglia è che la maggior parte degli investitori sottovaluta il potenziale delle aziende più prudenti e stabili nel lungo periodo. È proprio questa inefficienza di mercato che la nostra strategia implementata nel fondo Pictet Global Defensive Equity cerca di volgere a proprio vantaggio perché non crediamo che le società più gettonate siano anche le più redditizie”, dichiara, nell’articolo “Le società più gettonate in Borsa non sono necessariamente le più redditizie“, Laurent Nguyen, Head of Global Defensive Equities di Pictet Asset Management ricordando come le strategie basate su singoli fattori possano essere vulnerabili a eventuali cambiamenti dei cicli economici e finanziari.

Nell’ambito della tecnologia, per esempio, emerge la necessità di scelte molto selettive per individuare i vincitori e i vinti dei prossimi anni. Nell’articolo “Tecnologia, caccia alla start up che diventerà la prossima Google” William Davies, a proposito dei giganti hi tech che si trasformano in imprese dominanti, come, per esempio, Amazon, Alibaba, Google e Baidu, prova ad immaginare cosa potrebbe fermarle: “Ci sono tre possibilità: la prima è che ‘implodano’ per cattiva gestione, la seconda è che non reggano a normative troppo severe, e la terza è che nuove tecnologie ne usurpino la leadership”, precisa William Davies che, infine, chiude con un suggerimento: esiste l’eventualità che una piccola start up possa trasformarsi in futuro in un nuovo caso di successo. “Qualsiasi nuova tecnologia dirompente potrebbe rivelarsi completamente diversa da quelle concepite sinora. Andando indietro nel tempo, chi avrebbe mai immaginato di trovare Google nella posizione in cui è adesso? Allora non si può escludere che anche gli sfidanti diventino protagonisti di sfide dirompenti”, conclude William Davies.

Anche perché il comportamento dei consumatori e i modelli di consumo dei mercati emergenti stanno cambiando, dando luce a nuovi settori ed opportunità, guidati dalla creazione di ricchezza e dall’impatto dei consumatori millennials. “Vediamo potenziali opportunità di investimento in tre temi principali: la digitalizzazione, il tempo libero e i brand di fascia elevata”, puntualizzano nell’articolo “Mercati emergenti, i tre temi d’investimento dettati dai millennials” gli esperti di Goldman Sachs Asset Management (GSAM). Nei mercati emergenti, i consumi indotti dalla tecnologia potrebbero rimanere al di sopra di quelli degli Stati Uniti, gettando le basi per l’affermazione delle piattaforme di e-commerce e creando opportunità in tutta la filiera produttiva, comprese le società di spedizione e logistica. Sempre nei mercati emergenti, i millennials preferiscono orientarsi sulle esperienze, sullo svago e sul benessere, spendendo maggiori risorse in attività dedicate al tempo libero e allo sviluppo personale, in viaggi, salute, ristoranti, prodotti di bellezza e abbigliamento. Inoltre, in virtù anche del loro crescente potere d’acquisto, i millennials sono più disponibili a pagare per una maggiore qualità percepita.

C’è però anche chi, pur tenendo nel dovuto conto la tecnologia, non disdegna di pescare occasioni di investimento in altri settori. “In ambito azionario, preferiamo la tecnologia e la finanza, ma stiamo trovando interessanti opportunità nel settore petrolifero nella convinzione che le aziende siano passate da una mentalità di crescita a tutti i costi alla disciplina degli investimenti. Ci piacciono le compagnie del settore petrolifero integrate a livello globale, alcune delle quali stanno migliorando i flussi di cassa”, dichiara, nell’articolo “Settore petrolifero, meglio le azioni che i titoli high yield”, Richard Turnill, BlackRock’s Global Chief Investment Strategist, che, al contrario, è neutrale sulle obbligazioni high yield del settore energetico.




FinanciaLounge
27 novembre 2017
Partner
Top