Idee di Investimento – Obbligazioni – 08 febbraio 2016

Maria Paola Toschi, Global Market Strategist J.P. Morgan Funds, vede opportunità nel segmento obbligazionario high yield dopo la fase di correzione generalizzata. “Sono soprattutto gli high yield statunitensi del settore energia che possono rischiare un aumento dei tassi di insolvenza, per effetto del nuovo calo del petrolio, mentre altri comparti, soprattutto in Europa che sono stati ugualmente interessati dalla fase di correzione, sono molto più al riparo da rischi di un deterioramento dei fondamentali. Come noto il settore energetico è molto poco presente in Europa: la fase di generalizzata correzione offre opportunità quindi di interventi selettivi” puntualizza, nell’articolo “Investimenti, azioni e high yield Europa ora sono attraenti”, la strategist.

Anche Ken Leech, Chief Investment Officer di Western Asset (Gruppo Legg Mason), intravede opportunità interessanti nelle obbligazioni ad alto rendimento ma specificando che si sta riferendo a quelle americane. “I segmenti a spread negli USA (in particolare l’high yield) hanno attraversato un lungo periodo di ribasso dalla metà del 2014. Tuttavia, alla luce delle valutazioni e dei fondamentali, crediamo che in prospettiva essi riusciranno a realizzare performance superiori ai Treasury” spiega, nell’articolo “Obbligazionario USA, opportunità selettive nel segmento high yield”, il manager che reputa ragionevolmente interessanti anche le obbligazioni corporate investment grade, soprattutto considerata la posizione nel ciclo. Ken Leech, aggiunge anche due annotazioni: “Il segmento high yield USA ha chiuso con risultati annui negativi solo 6 volte negli ultimi 30 anni, e tutte le volte sono stati seguiti da decisi rimbalzi: pur essendo difficile fare previsioni, i rendimenti del segmento high yield USA possono realizzare un importante recupero. Nel segmento degli MBS (Mortgage Backed Securities, i titoli garantiti da ipoteche su immobili), i fondamentali su consumi e settore immobiliare commerciale restano a livelli storicamente interessanti”.

Sono tuttavia in molti, tra addetti ai lavori, investitori e asset manager, a chiedersi se i titoli high yield USA, o il debito dei mercati emergenti, potranno o meno causare una crisi del credito. “Con ogni probabilità i default aumenteranno tra i produttori di olio di scisto con un elevato ricorso alla leva finanziaria negli USA, ed eviteremmo o venderemmo le obbligazioni di emittenti che necessitano di prezzi del petrolio decisamente più elevati per giungere al pareggio” commenta, nell’articolo “Credito, high yield e debito emergente non sono un pericolo”, Nannette Hechler-Fayd’herbe, Head of Investment Strategy di Credit Suisse, secondo la quale, però, una crisi del credito appare improbabile: l’esposizione delle banche statunitensi verso il credito delle società del comparto energetico high yield sembra, secondo la manager, gestibile. “Alcuni paesi specifici, come Brasile, Russia e Sudafrica, devono fare i conti con sfide significative, ma complessivamente le posizioni nell’ambito del debito estero dei Mercati Emergenti sono relativamente solide. Preferiamo pertanto posizionarci sulle obbligazioni crossover (con rating BB) ben diversificate nell’ambito di un portafoglio a reddito fisso ampiamente differenziato” sostiene Nannette Hechler-Fayd’herbe.

Restando in tema di paesi emergenti, è interessante notare come due manager di diverse case d’investimento concordino su una view positiva su due paesi: Messico e India. Ken Leech, Chief Investment Officer di Western Asset (Gruppo Legg Mason), pur dichiarandosi prudente, viste le incertezze sulla crescita globale e sul trend delle materie prime, crede anche che le valutazioni siano diminuite più di quanto giustificato dai fondamentali e che vi siano diverse opportunità interessanti sui mercati. “Gli investitori non dovrebbero abbandonare l’asset class emergente. Con valutazioni di questo tipo, le opportunità sui Mercati Emergenti sono piuttosto numerose, e i due paesi che apprezziamo maggiormente sono Messico e India” precisa, nell’articolo “Lo scenario base resta quello di una crescita moderata”, Ken Leech.

Tesi condivisa da Michael Gomez, responsabile della gestione di portafoglio per i mercati emergenti di PIMCO che, nell’articolo “Mercati emergenti, l’orientamento giusto degli investitori” rivela: “Riteniamo che alcuni paesi con fondamentali solidi, che hanno perso terreno con il resto dei mercati emergenti nel corso dell’ultimo anno, potrebbero offrire valutazioni interessanti. Tra questi vi sono economie, come il Messico e l’India, caratterizzate da una domanda interna in espansione e da una minore dipendenza dalle materie prime e dalla Cina”.

Infine, ma non certo per importanza, cresce l’interesse degli investitori, in particolare (ma non solo) quelli istituzionali, nei riguardi degli investimenti alternativi. Nella ricerca condotta da Natixis Global Asset Management su 660 investitori istituzionali a livello internazionale, 46 dei quali in Italia, e i cui dettagli sono stati resi noti nell’articolo “Istituzionali, focus su gestione attiva e investimenti alternativi e ESG”, emerge proprio un maggiore ricorso agli strumenti di investimento alternativo e a quelli socialmente responsabili (ESG), e una particolare attenzione ai gestori attivi da parte degli istituzionali.

“La recente volatilità dei mercati finanziari sta innescando un fenomeno di riposizionamento delle quotazioni sui listini di tutto il mondo. A fronte degli ultimi eventi gli investitori vogliono gestire attivamente il rischio, cercando fonti di rendimento alternative e guardando oltre l’attuale contesto di mercato per trovare opportunità di alpha (extra rendimento) che soddisfino le loro esigenze di sostenibilità dei bilanci e degli obiettivi a medio lungo termine” ha commentato invece Mark McCombe, Senior Managing Director e Global Head dell’Institutional Client Business di BlackRock, nell’articolo “Istituzionali, alla ricerca di fonti di rendimento alternative” all’interno del quale è stato presentato lo studio condotto a dicembre 2015 da BlackRock che ha coinvolto oltre 170 importanti clienti istituzionali.

Gli investimenti alternativi hanno maggiori possibilità di diversificare il portafoglio, anche in un contesto complesso come quello attuale ma è indispensabile che le scelte assicurino decorrelazione, cioè andamenti asincroni tra le diverse posizioni in portafoglio in modo da renderlo sufficientemente indipendente dal trend del mercato. Il comparto Invesco Global Targeted Returns Fund , come spiegato nell’articolo “Contro il logorio dei mercati, scopriamo il potere delle idee”, ha questa mission e, per riuscire a raggiungerla, ha la flessibilità per investire in qualunque asset nel mondo: non soltanto azioni, obbligazioni e strumenti di liquidità, ma anche valute, strategie alternative, partecipazioni nel settore immobiliare. Un investimento multi asset di nuova generazione che, a differenza di quelli che ricercano rendimenti e diversificazioni, punta soprattutto sulle idee di investimento. A fine dicembre 2015, per esempio, figuravano in portafoglio 24 diverse idee di investimento, 8 delle quali relative al mercato azionario, 6 basate sui tassi di interesse, 5 orientate sulle valute, 3 indirizzate sulla volatilità e 2 focalizzate sul credito.




FinanciaLounge
8 febbraio 2016
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