Boom di secondi lavori negli USA, donne millennials le più attive

Sono 44 milioni gli americani che arrotondano con un “lavoretto”. Una rendita aggiuntiva può aiutare a costruire il proprio futuro, ma attenzione a non esagerare con le ore…

Chiamateli “lavoretti”, “mini job” o semplicemente “secondo impiego”. In ogni caso, l’abitudine di arrotondare lo stipendio principale con un altro lavoro sta prendendo sempre più piede. Storicamente diffuso in Italia – ma per favore non pensate ai “furbetti del cartellino” che timbrano in Comune e lavorano nel loro negozio – oggi la vera patria dei lavoretti sembra essere l’America.

Secondo una ricerca condotta da Bankrate, oltre 44 milioni di americani (su una popolazione complessiva di 323 milioni) ha un secondo lavoro. E quale categoria “ama” arrotondare fuori dall’azienda in cui svolge l’attività principale? I millennials, ovviamente, ovvero i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Sarà forse per permettersi di poter mangiare più toast all’avocado, ma sta di fatto che sono proprio i Millennials a ricorrere ai side hustles, come dicono gli americani, per avere un’entrata aggiuntiva.

Probabilmente spinte dagli stipendi più bassi rispetto agli uomini, sono le donne (69%) a svolgere lavori supplementari contro il 42% dei “colleghi” per pagare le spese quotidiane. In media, chi ha un secondo lavoro negli USA riesce a guadagnare 200 dollari in più al mese, mentre solo il 25% arriva a 500 dollari.

Ma se fino a qualche anno fa avere un secondo lavoro significava trasformare una passione in un mestiere (ad esempio suonando in una band) oggi le cose sono cambiate. Tra i millennials americani avere un secondo lavoro è una necessità, un modo per estinguere prima debiti studenteschi o semplicemente tirare avanti.

È il caso di Alicia McElhany raccontato sul blog “The Cashrolette”, che ha dovuto affiancare al suo impiego principale – che le rendeva 40mila dollari l’anno – prima il commercio online di vestiti, poi scrivere articoli da freelance e infine portare a spasso cani. Senza contare il lavoro in palestra per non pagare le lezioni di yoga. Perché ha fatto tutto questo? A causa delle spese mediche dovute a un improvviso problema di salute. Ma alla prima occasione – ovvero uno stipendio migliore – la ragazza ha detto basta e ha deciso di riprendersi il tempo libero che le mancava.

Storia simile a quella di un’altra giovane, Kate Dore, arrivata a sommare diversi “mini job” fino a lavorare oltre 70 ore a settimana. Uno stile di vita che ovviamente l’ha portata al burnout, in parole povere a un esaurimento nervoso.

Tuttavia, se fatti nella giusta misura i secondi lavori possono rappresentare un modo intelligente e pratico per avere un’entrata aggiuntiva. Entrata che, viste le difficoltà del sistema pensionistico nazionale e la scarsa propensione degli italiani alla costruzione di una pensione integrativa proprio per carenza di reddito, può essere usata in modo proficuo per evitare brutte sorprese in futuro.

FinanciaLounge
9 agosto 2017
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