Pensioni, gli italiani riconoscono il problema ma fanno poco per risolverlo

BlackRock presenta l’Investor Pulse: cresce la fiducia nel clima economico ma non nelle decisioni d’investimento. Confermato il primato europeo nell’utilizzo della consulenza finanziaria.

Teoricamente sono ottimisti, ma nella pratica scelgono di non investire. Spesso non conoscono le basi della finanza e cercano informazioni online per controllare i (pochi) investimenti fatti. Preferiscono affidarsi a un consulente finanziario e, pur sapendo che la pensione sarà un problema, fanno poco o niente per affiancare un rendimento aggiuntivo a quello statale. È questo, a grandi linee, l’atteggiamento degli italiani nei confronti del proprio futuro finanziario rilevato dalla quinta edizione di “BlacRock Investor Pulse”, sondaggio internazionale che analizza il sentiment di 28.000 investitori nel mondo. In Italia l’Investor Pulse ha coinvolto 2.000 persone, delineando in realtà un quadro più complesso di quello descritto all’inizio. A illustrare i dati della ricerca sono stati Luca Giorgi e Carlo Balzarini, rispettivamente Head of Retail Sales Italia e Grecia e Head of Marketing per l’Italia di BlackRock. Vediamo i risultati per ogni singola area.

GLI INVESTIMENTI – Se la fiducia nel clima economico è in aumento (45%) non si può dire lo stesso della volontà di prendere decisioni di investimento (31%), scesa di 8 punti rispetto all’anno scorso. Aumento delle tasse, costo della vita e instabilità politica sono i fattori che preoccupano di più gli italiani. Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, il 75% afferma di “averne sentito parlare” ma solo il 37% lo ritiene un tema rilevante. Troppi italiani tengono liquidità in portafoglio, molti non sanno dove destinarla e il 77% non sta neanche valutando la possibilità di impiegarla. Anzi, solo in un caso sarebbero disposti a investire la liquidità detenuta: in cambio di un rendimento del 10,9% in un periodo compreso tra i 3 e i 5 anni. Un’aspettativa che sfiora l’utopia, ma che testimonia la scarsa educazione finanziaria degli italiani in tema di investimenti, nonostante la conoscenza degli ETF evidenziata nella ricerca.

LA CONSULENZA FINANZIARIA – A differenza di altri paesi europei, il 29% degli italiani fa affidamento ai consulenti finanziari, percentuale che sale al 48 tra gli investitori con più risorse a disposizione (mass affluent). Il 59% si rivolge ai consulenti bancari, il 24% sceglie un consulente appartenente a una rete e l’11% opta per un private banker. Tuttavia, le percentuali di soddisfazione sono capovolte: 38% nel primo caso, 44% nel secondo e 45% nel terzo. Il 43% degli italiani è disposto a pagare una commissione annuale per la consulenza. I Millenials, ovvero i giovani al di sotto dei 35 anni, si dicono pronti ad arrivare a commissioni dell’1,2% ma allo stesso tempo il 35% di loro dichiara di non essere soddisfatto del servizio di consulenza finanziaria.

TECNOLOGIA – Il 43% degli italiani si affida a fonti online per affrontare decisioni d’investimento a lungo termine, il 29% li ritiene affidabili mentre il 14% preferisce rivolgersi ad amici o alla famiglia. Il canale online è, inoltre, apprezzato dal 42% degli italiani per attività legate al controllo degli investimenti per ragioni di maggiore trasparenza e sicurezza. Per quanto concerne i roboadvisor, un italiano su due dichiara di conoscerli. Gli uomini, la fascia dai 25-34 anni e i SUPER, ovvero la categoria di investitori particolarmente informati, risultano essere quelli con il grado più alto di conoscenza.

LA PENSIONE – Nonostante sappiano che una volta andati in pensione avranno bisogno di risorse finanziarie (lo afferma il 54% tra giovani e donne), solo il 56% degli italiani ritiene di essere direttamente responsabile del proprio futuro previdenziale. Un dato in netto contrasto con USA (83%), Giappone (79%) e resto d’Europa (76%). Quindi, chi deve prendersi cura della nostra previdenza? Una buona parte degli intervistati (31%) pensa che toccherà ai figli, mentre il 24% ha intenzione di affidarsi al proprio partner. Non sorprende, dunque, che solo il 47% degli italiani abbia iniziato a risparmiare per la pensione. Per quale motivo? Il 49% “non guadagna abbastanza” mentre il 13%, semplicemente, ha dichiarato di “vivere alla giornata”. Ma un altro dato riporta al problema della scarsa educazione finanziaria degli italiani: il 17% pensa di ottenere un reddito per la vecchiaia sfruttando gli interessi della liquidità tenuta in banca. Progetto che, dati sull’inflazione e sui costi dei conti correnti alla mano, è quantomeno difficilmente attuabile.

MILLENIALS E DONNE – L’Investor Pulse di BlackRock si è soffermato su due interessanti fasce di investitori: Millennials e donne.
Per quanto riguarda i Millennials, ovvero i nati tra gli anni ’80 e i primi anni 2000, si registra in prima battuta un atteggiamento positivo e di fiducia rispetto al futuro finanziario superiore alla media (54% vs 45%). Questa categoria si dimostra maggiormente consapevole della necessità di adottare soluzioni di previdenza integrativa per sostenere il proprio reddito pensionistico, con un 62% degli intervistati convinto di dover essere direttamente responsabile del proprio futuro. In aggiunta a ciò i Millennials sono i più aperti all’utilizzo della tecnologia, sia per informarsi che per investire.
Quanto alle donne, esse risultano tendenzialmente e più caute nell’approcciarsi agli investimenti online (37% vs 50% uomini). Al contempo rivelano una bassa conoscenza dei fondi d’investimento (41% vs 34% totale). Per quanto riguarda l’integrazione pensionistica, solo il 40% della categoria (vs il 53% degli uomini) ha iniziato a costruirsi un reddito per i propri anni della vecchiaia. In linea generale le donne sono più soddisfatte dei servizi di consulenza finanziaria (41% vs 38% uomini), meno propense a pagare una fee annuale, seppure paghino una fee più alta rispetto agli uomini quando si avvalgono del servizio.

** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da BlackRock

FinanciaLounge
28 giugno 2017
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